mercoledì 4 novembre 2020

Con Dio non si scherza... Pensaci.


 MEDITAZIONE PER IL MERCOLEDI.

1. Maria Vergine speranza delle Anime del Purgatorio nel lungo loro soffrire. - La spe­ranza solleva nelle nostre pene e quasi le ab­brevia, almeno nel pensiero. Maria è la speranza comune; ed oh! quale conforto apporta alle Anime nel loro lungo penare! 

La Chiesa, mae­stra di verità, definì che il Purgatorio cesserà dopo il giudizio universale, rimanendo solo il Paradiso e l'Inferno. Ma per quanto tempo si sta in quel carcere? Origene sostenne che nes­suno esce di colà prima dell'estremo giudizio; ma sant'Agostino combattè questa sentenza: Domenico Soto credette che nessuno stia in Purgatorio più di 10 anni, ma Alessandro VII condannò come falsa tale opinione: e chi lo potrebbe credere, ponendo a base la severa giustizia di Dio? Non è per nulla di fede che per una bugia si soffra sette anni di Purgatorio, che un menomo atto d'immodestia sia con­dannato a tre anni di fuoco, o che la pena d'un peccato mortale debba scontarsi sino alla fine del mondo. Sia pure immensa la bontà di Dio, nel risparmiarci almeno una arte della pena do­vutaci, sia pure che castighi più a legge di cle­menza che non di terrore; ma però Egli è giusto infinitamente, e chi potrebbe fare a fidanza sulla pochezza del castigo? Iddio compariste infinito si nelle massime come nelle minime co­se; un fil d'erba che nasce nel prato, una foglia rapita dal vento, un capello che cade di capo non isfugge allo sguardo di Lui, dice il Van­gelo; e se Gesù promette un premio ineffabile, eterno, per un bicchier d'acqua dato per amore di Lui, quale e di quanta durata sarà il castigo per un'offesa fatta a Lui stesso, sebbene appaia piccolo al corto nostro sguardo? Con Dio non si scherza, dice il Profeta, ed i suoi giudizii sono un profondo abisso. Quante anime stanno colà da anni, da secoli! Dal mondo sono di­menticate; Iddio pretende giustizia.... ma e Ma­ria non è la speranza di tutti? Appunto Maria fa loro sentire che pensa ad esse.... O Maria, og­gi appunto vi prego per le Anime condannate à più lungo Purgatorio; deh, salvatele! Ma, anima mia, non istare senza timore pe' tuoi peccati, an­corchè perdonati; forse una pena, più lunga di quel che tu credi, t'aspetta in Purgatorio, a meno che tu faccia penitenza su questa terra.... Pensaci.



2. Maria abbrevia il lungo penare delle Anime purganti. - E non è proprio delle madri alleviare i castighi giustamente inflitti dai padri ai figli? Maria non deve interrompere il corso della divina giustizia, impeden­do che le anime piombino in Purgatorio; ma se può diminuire anche d' un' ora sola le pe­ne, non, farà Ella, Madre nostra? Ma intanto medita su te stesso: sant'Agostino, ragionando dei peccati veniali, diceva: se non li temi quando li pesi, temili quando li numeri. Essi non me­ritano l'Inferno, perchè non ci privano dell'a­micizia di Dio, cioè della grazia santificante, ma lo sterminato loro numero a quanto tempo di Purgatorio ci condannerà? Anima mia, passa a rassegna la vita trascorsa; quanti peccati veniali hai tu commessi? Il giusto cade sette volte al giorno; e tu, freddo, negligente, non­curante, non cadi forse settanta volte nella giornata? Considera i peccati di pensiero, di desiderio, di giudizii temerarii, di cattive vo­lontà, d'ingiusti progetti, di bile, di malignità, di vendette: oh quanti, quanti sono mai! Con­sidera le parole inutili, maligne, pungenti, sa­tiriche, mancanti di rispetto, di sottomissione, di obbedienza; le parole di mormorazione, di cattivo esempio: oh in quanto numero sono? Considera le opere.... havvene una sola perfetta? le preghiere, le Messe, le Comunioni, le per­donanze, i doveri religiosi é del tuo stato tengono tutti per compagna la tiepidezza, la inesattezza volontaria; e saranno tanti debiti da, aggiustare con Dio. Aggiungi a ciò le ommis­sioni colpevoli, la noncuranza delle grazie di­vine, delle ispirazioni, delle chiamate, del non cercare la perfezione secondo il proprio stato e secondo il volere di Dio; metti pure che tutto ciò sia solo peccato veniale: ma in 20, 50, 70 anni di vita, di quanti siamo noi colpevoli?

E la giustizia divina ci condannasse ad un'ora sola di Purgatorio per ogni, peccato, quante migliaia di ore dovremmo scontare laggiù? E se vi unisci la pena dei peccati veniali più gravi e quella dovuta ai peccati mortali, non dovrà essere ben lungo il nostro Purgatorio? E sia pure che una parte ci sia stata perdonata in vita; se ciò non fosse, il nostro penare sarebbe non di anni, ma di secoli. Anima mia, riflettici sul serio. Ma frattanto quante anime trapas­sate da lunghi anni, che già credi in Cielo, perchè in apparenza giuste, forse ancor penano laggiù! Forse i tuoi genitori stanno ancora là; e tu loro non provvedi?O

Maria, vi prego oggi in ispecial modo pe' miei genitori, se ancora, soffrono in Purgatorio.... deh, liberateli! ve ne scongiuro pel purissimo vostro cuore....



3. Maria libera ogni dì Anime dalle lunghe pene del Purgatorio. - E chi ne può dubitare: se Ella mossa a pietà di noi con­verte ogni dì a centinaia i peccatori per sal­varli dall'abisso, non farà altrettanto per le predilette sue figlie del Purgatorio? Ciò è vero; ma quante volte il Signore per giusti motivi non permette che un'anima sia tosto liberata. Ed allora quanto tempo staremo in Purgatorio? Nella Bibbia sta registrato che il Signore castiga il peccato sulla terra fino alla quarta generazione. Adamo per circa 900 anni soffrì pel suo peccato. - La sorella di Mosè fu colpita di lebbra per otto giorni in castigo d'una sola mormorazione. - Davide, sebbene perdonato da Dio, pur vide i flagelli divini scaricarsi su lui e sul popolo suo per 20 anni. - Zaccaria, padre al Battista, portò per nove mesi la pena della sua diffidenza. - Per un solo peccato mortale sta preparato un inferno eterno. Quanto tempo dunque staremo noi in Purgatorio per tanti peccati? Più nessuno entra in Para­diso senza far penitenza, ma se l'abbiamo fug­gita sulla terra, non dovremo farla lunga e difficile in Purgatorio? E Signore a quanti anni di soffrire condanna le anime buone sulla terra prima di salvarle! Invia loro malattie, tribolazioni, croci, tentazioni, aridità, persecu­zioni dure, quasi le dimentichi nel crogiuolo sul fuoco delle torture.... ma le anime fredde, immortificate, godenti sulla terra, non dovranno in Purgatorio subire almeno uguali pene per essere ammesse tra i Santi? Che dico uguali? san Cipriano le chiama lunghissime pene. San­t'Agostino raccomanda la santa sua madre alle preghiere dei secoli futuri. San Césario d'Arles crede i cristiani venir ivi condannati per molti giorni, mesi ed anni. La Chiesa, maestra di verità, proibisce che si ommettano le Messe anniversarie anche dopo 4 o 5 secoli dacchè il defunto è trapassato; approva le Messe per­petue, concede migliaia d'anni d'Indulgenze: crede adunque possano, almeno alcune Anime, stare in Purgatorio lunghi secoli. Non sono dunque improbabili alcune rivelazioni di ani­me condannate al fuoco d'espiazione per 50, 60 anni; altre per intieri secoli, altre fino alla fine del mondo. E quando si pensa che un'ora di quelle pene pare un anno? Anima mia, non provvederai a te per tempo? Vorrai provare per esperienza se è vero ciò che mèditi? Deh, aggi ogni peccato, pratica molto bene, sii de­vota di Maria! Buon per le anime, cadute colà, se furon figlie di Maria, se colle devozioni del Carmine, del Rosario, della Medaglia, cercarono in vita protezione da Maria! sono come certe di venir tosto liberate da Lei: ma chi fu freddo potrà ripromettersi tale grazia da Maria? Deh, pensa per te; pensa per le Anime che soffrono....

O cara Vergine del Carmelo, Voi mi ot­teneste finora vita e liberazione dal fuoco del Purgatorio; ma considerando, i miei pec­cati, le mie freddezze.... per quanto tempo ci dovrò stare io poi? Deh! impetratemi an­cora tempo a penitenza, volontà a far bene, impegno a fuggire il peccato, acciò sia breve il mio Purgatorio. Ma per la vostra bontà soccorrete le Anime che là si trovano ed aprite a tutte le porte del Paradiso. Così sia.


AMDG et DVM

martedì 3 novembre 2020

LA FAVOLETTA del pomo...



QUADERNI DAL 1945 AL 1950 CAPITOLO 642


4 novembre 1947

   Dico a Gesù, ripensando a quei dettati1 sul Peccato Originale che Egli ha voluto annessi all'Opera: "Ora faranno nuove obbiezioni e mi tormenteranno ancora", e ho paura. Mi risponde Gesù:


   «L'opera è più per i maestri che per le folle. I maestri daranno alle folle il succo dell'opera. Ma essi, per dare quel miele, hanno bisogno di nutrirsi dei fiori di verità che Io ho dato.
   Tutto è verità nella Religione. Solo che da millenni e millenni alcune verità sono date e dette con figure o simboli. E questo non basta più ora, in questo secolo di razionalismo e di positivismo e – perché non dirlo? – di incredulità e dubbio che penetrano anche nei miei ministri.
   Non basta più. La favoletta del pomo, così come è detta, non persuade, non è accettata, non dà aumenti di fede, ma anzi indebolisce la fede sulla verità della Colpa d'origine, e perciò sulla verità della mia venuta per redimere la Colpa d'origine, e perciò sulla mia predicazione perché ero Maestro fra le folle, e perciò sull'istituzione divina della Chiesa, e perciò sulla verità dei Sacramenti, e potrei durare per molto ad elencare quanto fa crollare il non accettare la quarta verità di fede, ossia la colpa d'Adamo.
   La prima verità è l'esistenza di Dio.
   La seconda, la ribellione di Lucifero e perciò la libera trasformazione dell'arcangelo nel Demonio, in Satan, e perciò dello spirito del Male e delle Tenebre opposto allo spirito del Bene e della Luce.
   La terza, la creazione.
   La quarta, la colpa di Adamo, anteveduta nella sua divina conseguenza da Lucifero che divenne Satan per non adorare Me, Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore dell'Uomo, suo Avversario e Vincitore.
   La favoletta del pomo non basta più alle folle di oggi e soprattutto ai maestri di oggi, i quali la insegnano male perché il loro pensiero non la può accogliere più. Alla sottile, metodica erosione e corrosione del razionalismo e altre tendenze dell'oggi, si opponga una aperta, schietta, plausibile, credibile, dignitosa – come si conviene a cosa che ha rapporto con Dio, che è prova messa da Dio ai suoi creati – versione, l'unica sincerareale versione del primo peccato. E crederanno di più i maestri, e sapranno far credere di più i fedeli. Ciò che è buono all'alba dell'Umanità fra i crepuscoli dei primi evi, è insufficiente e anche nocivo alla sera dell'Umanità, quando gli spiriti sono adulti e ammaliziati da tante cose.
   Diamo luce! Diamo luce! Ché nella luce è vita


   dettati, che sono nel capitolo 17 dell'opera "L'Evangelo" e ai quali si rimanda, nel presente volume, in data 31gennaio  18 febbraio 1947.


AMDG et DVM


lunedì 2 novembre 2020

Anche in questa seconda venuta il Figlio verrà a voi attraverso sua Madre.





 La sua seconda venuta.


«Vi raccolgo con Me, accanto alla povera mangiatoia, in attesa di deporvi il mio Bambino

appena nato, figli miei prediletti.

È la Notte santa. Voi la passate nella preghiera, nel raccoglimento. Voi la passate con Me.

In questa Notte la tenebra avvolge ogni cosa, e il silenzio ha ormai spento ogni voce, quando

improvvisa piove una nuova Luce dal Cielo e le voci festose degli Angeli percorrono le strade

deserte del mondo.

Il deserto del mondo si apre ad accogliere il suo Dio che nasce da Me alla sua umana esistenza.

Simile alla prima sarà la sua seconda venuta, figli prediletti. Come la sua nascita in questa

Notte, sarà il ritorno di Gesù nella gloria, prima della sua ultima venuta per il Giudizio finale,

la cui ora è invece ancora nascosta nei segreti del Padre.

Il mondo si troverà tutto avvolto dalla tenebra della negazione di Dio, del suo ostinato rifiuto,

della ribellione alla sua Legge di amore. Il gelo dell'odio avrà ancora reso deserte le strade

del mondo. Così quasi nessuno sarà pronto ad accoglierlo.

Di Lui i grandi neppure si ricorderanno, i ricchi gli chiuderanno le porte, mentre i Suoi saranno

molto occupati a cercare e ad affermare se stessi...

"Quando il Figlio dell'Uomo verrà, troverà ancora la fede sulla terra?". Verrà all'improvviso e

il mondo non sarà pronto alla sua venuta. Verrà per un giudizio a cui l'uomo si troverà

impreparato. Verrà per instaurare nel mondo il suo Regno, dopo aver sconfitto ed annientato i

suoi nemici.

Anche in questa seconda venuta il Figlio verrà a voi attraverso sua Madre. Come del mio seno

verginale il Verbo del Padre si è servito per giungere fino a voi, così del mio Cuore Immacolato

Gesù si servirà per giungere a regnare fra voi.

Questa è l'ora del mio Cuore Immacolato, perché si sta preparando la venuta del glorioso

Regno di amore di Gesù.

Figli prediletti, come Me preparatevi a riceverlo.

Questa Notte santa è per voi un segno e una grazia. Vi raccolgo accanto alla sua povera culla

per colmare il grande vuoto che l'umanità Gli ha fatto; vi racchiudo nel mio Cuore Immacolato

per prepararvi a ricevere Gesù, che sta per giungere a voi nello splendore del suo regno

glorioso».

 24 dicembre 1978. Notte Santa. La sua seconda venuta.



IL "CREDO" di Sua Santità PAOLO VI


 

DE  - EN  - ES  - IT  - LA  - PT ]


SOLENNE CONCELEBRAZIONE A CONCLUSIONE DELL'«ANNO DELLA FEDE»
NEL CENTENARIO DEL MARTIRIO DEGLI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

OMELIA DI SUA SANTITÀ PAOLO VI*

Piazza San Pietro - Domenica, 30 giugno 1968

 

Venerati Fratelli e diletti Figli.

Con questa solenne Liturgia Noi concludiamo la celebrazione del XIX centenario del martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, e diamo così all’«Anno della Fede» il suo coronamento: l’avevamo dedicato alla commemorazione dei Santi Apostoli per attestare il nostro incrollabile proposito di fedeltà al Deposito della fede (Cfr. 1 Tim. 6, 20) che essi ci hanno trasmesso, e per rafforzare il nostro desiderio di farne sostanza di vita nella situazione storica, in cui si trova la Chiesa pellegrina nel mondo.

Noi sentiamo pertanto il dovere di ringraziare pubblicamente tutti coloro che hanno risposto al Nostro invito, conferendo all’ «Anno della Fede» una splendida pienezza, con l’approfondimento della loro personale adesione alla Parola di Dio, con la rinnovazione della professione di fede nelle varie comunità, e con la testimonianza di una vita veramente cristiana. Ai Nostri Fratelli nell’Episcopato, in modo particolare, e a tutti i fedeli della santa Chiesa cattolica, Noi esprimiamo la Nostra riconoscenza e impartiamo la Nostra Benedizione.

Al tempo stesso, Ci sembra che a Noi incomba il dovere di adempiere il mandato, affidato da Cristo a Pietro, di cui siamo il successore, sebbene l’ultimo per merito, di confermare cioè nella fede i nostri fratelli (Cfr. Luc. 22, 32). Consapevoli, senza dubbio, della Nostra umana debolezza, ma pure con tutta la forza che un tale mandato imprime nel Nostro spirito, Noi Ci accingiamo pertanto a fare una professione di fede, a pronunciare un Credo, che, senza essere una definizione dogmatica propriamente detta, e pur con qualche sviluppo, richiesto dalle condizioni spirituali del nostro tempo, riprende sostanzialmente il Credo di Nicea, il Credo dell’immortale Tradizione della santa Chiesa di Dio.

Nel far questo, Noi siamo coscienti dell’inquietudine, che agita alcuni ambienti moderni in relazione alla fede. Essi non si sottraggono all’influsso di un mondo in profonda trasformazione, nel quale un così gran numero di certezze sono messe in contestazione o in discussione. Vediamo anche dei cattolici che si lasciano prendere da una specie di passione per i cambiamenti e le novità. Senza dubbio la Chiesa ha costantemente il dovere di proseguire nello sforzo di approfondire e presentare, in modo sempre più confacente alle generazioni che si succedono, gli imperscrutabili misteri di Dio, fecondi per tutti di frutti di salvezza. Ma al tempo stesso, pur nell’adempimento dell’indispensabile dovere di indagine, è necessario avere la massima cura di non intaccare gli insegnamenti della dottrina cristiana. Perché ciò vorrebbe dire - come purtroppo oggi spesso avviene - un generale turbamento e perplessità in molte anime fedeli.

A tale proposito occorre ricordare che al di là del dato osservabile, scientificamente verificato, l’intelligenza dataci da Dio raggiunge la realtà (ciò che è), e non soltanto l’espressione soggettiva delle strutture e dell’evoluzione della coscienza; e che, d’altra parte, il compito dell’interpretazione - dell’ermeneutica - è di cercare di comprendere e di enucleare, nel rispetto della parola pronunciata, il significato di cui un testo è espressione, e non di ricreare in qualche modo questo stesso significato secondo l’estro di ipotesi arbitrarie.

Ma, soprattutto, Noi mettiamo la Nostra incrollabile fiducia nello Spirito Santo, anima della Chiesa, e nella fede teologale su cui si fonda la vita del Corpo mistico. Noi sappiamo che le anime attendono la parola del Vicario di Cristo, e Noi veniamo incontro a questa attesa con le istruzioni che normalmente amiamo dare. Ma oggi Ci si offre l’occasione di pronunciare una parola più solenne.

In questo giorno, scelto per la conclusione dell’«Anno della Fede», in questa Festa dei beati Apostoli Pietro e Paolo, Noi abbiamo voluto offrire al Dio vivente l’omaggio di una professione di fede. E come una volta a Cesarea di Filippo l’Apostolo Pietro prese la parola a nome dei Dodici per confessare veramente, al di là delle umane opinioni, Cristo Figlio di Dio, vivente, così oggi il suo umile Successore, Pastore della Chiesa universale, eleva la sua voce per rendere, in nome di tutto il popolo di Dio, una ferma testimonianza alla Verità divina, affidata alla Chiesa perché essa ne dia l’annunzio a tutte le genti.

Noi abbiamo voluto che la Nostra professione di fede fosse sufficientemente completa ed esplicita, per rispondere in misura appropriata al bisogno di luce, sentito da così gran numero di anime fedeli come da tutti coloro che nel mondo, a qualunque famiglia spirituale appartengano, sono in cerca della Verità.

A gloria di Dio Beatissimo e di Nostro Signore Gesù Cristo, fiduciosi nell’aiuto della Beata Vergine Maria e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, per il bene e l’edificazione della Chiesa, a nome di tutti i Pastori e di tutti i fedeli, Noi ora pronunciamo questa professione di fede, in piena comunione spirituale con tutti voi, Fratelli e Figli carissimi.

 

PROFESSIONE DI FEDE

Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, creatore delle cose visibili, come questo mondo ove trascorre la nostra vita fuggevole, delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli (Cfr. Dz.-Sch. 3002), e Creatore in ciascun uomo dell’anima spirituale e immortale.

Noi crediamo che questo unico Dio è assolutamente uno nella sua essenza infinitamente santa come in tutte le sue perfezioni, nella sua onnipotenza, nella sua scienza infinita, nella sua provvidenza, nella sua volontà e nel suo amore. Egli è Colui che è, come Egli stesso lo ha rivelato a Mosè (Cfr. Ex. 3, 14); ed Egli è Amore, come ce lo insegna l’Apostolo Giovanni (Cfr. 1 Io. 4, 8): cosicché questi due nomi, Essere e Amore, esprimono ineffabilmente la stessa Realtà divina di Colui, che ha voluto darsi a conoscere a noi, e che «abitando in una luce inaccessibile» (Cfr. 1 Tim. 6, 16) è in Se stesso al di sopra di ogni nome, di tutte le cose e di ogni intelligenza creata. Dio solo può darci la conoscenza giusta e piena di Se stesso, rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo, alla cui eterna vita noi siamo chiamati per grazia di Lui a partecipare, quaggiù nell’oscurità della fede e, oltre la morte, nella luce perpetua, l’eterna vita. I mutui vincoli, che costituiscono eternamente le tre Persone, le quali sono ciascuna l’unico e identico Essere divino, sono le beata vita intima di Dio tre volte santo, infinitamente al di là di tutto ciò che noi possiamo concepire secondo l’umana misura (Cfr. Dz-Sch. 804). Intanto rendiamo grazie alla Bontà divina per il fatto che moltissimi credenti possono attestare con noi, davanti agli uomini, l’Unità di Dio, pur non conoscendo il mistero della Santissima Trinità.

Noi dunque crediamo al Padre che genera eternamente il Figlio; al Figlio, Verbo di Dio, che è eternamente generato; allo Spirito Santo, Persona increata che procede dal Padre e dal Figlio come loro eterno Amore. In tal modo, nelle tre Persone divine, coaeternae sibi et coaequales (Dz-Sch. 75), sovrabbondano e si consumano, nella sovreccellenza e nella gloria proprie dell’Essere increato, la vita e la beatitudine di Dio perfettamente uno; e sempre «deve essere venerata l’Unità nella Trinità e la Trinità nell’Unità» (Dz-Sch. 75).

Noi crediamo in Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio. Egli è il Verbo eterno, nato dal Padre prima di tutti i secoli, e al Padre consustanziale, homoousios to Patri (Dz-Sch. 150); e per mezzo di Lui tutto è stato fatto. Egli si è incarnato per opera dello Spirito nel seno della Vergine Maria, e si è fatto uomo: eguale pertanto al Padre secondo la divinità, e inferiore al Padre secondo l’umanità (Cfr. Dz.-Sch. 76), ed Egli stesso uno, non per una qualche impossibile confusione delle nature ma per l’unità della persona (Cfr. Ibid.).

Egli ha dimorato in mezzo a noi, pieno di grazia e di verità. Egli ha annunciato e instaurato il Regno di Dio, e in Sé ci ha fatto conoscere il Padre. Egli ci ha dato il suo Comandamento nuovo, di amarci gli uni gli altri com’Egli ci ha amato. Ci ha insegnato la via delle Beatitudini del Vangelo: povertà in spirito, mitezza, dolore sopportato nella pazienza, sete della giustizia, misericordia, purezza di cuore, volontà di pace, persecuzione sofferta per la giustizia. Egli ha patito sotto Ponzio Pilato, Agnello di Dio che porta sopra di sé i peccati del mondo, ed è morto per noi sulla Croce, salvandoci col suo Sangue Redentore. Egli è stato sepolto e, per suo proprio potere, è risorto nel terzo giorno, elevandoci con la sua Resurrezione alla partecipazione della vita divina, che è la vita della grazia. Egli è salito al Cielo, e verrà nuovamente, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, ciascuno secondo i propri meriti; sicché andranno alla vita eterna coloro che hanno risposto all’Amore e alla Misericordia di Dio, e andranno nel fuoco inestinguibile coloro che fino all’ultimo vi hanno opposto il loro rifiuto.

E il suo Regno non avrà fine.

Noi crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dona la vita; che è adorato e glorificato col Padre e col Figlio. Egli ci ha parlato per mezzo dei profeti, ci è stato inviato da Cristo dopo la sua Resurrezione e la sua Ascensione al Padre; Egli illumina, vivifica, protegge e guida la Chiesa, ne purifica i membri, purché non si sottraggano alla sua grazia. La sua azione, che penetra nell’intimo dell’anima, rende l’uomo capace di rispondere all’invito di Gesù: «Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste» (Matth. 5, 48).

Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo Incarnato, nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo (Cfr. Dz.-Sch. 251-252) e che, a motivo di questa singolare elezione, Ella, in considerazione dei meriti di suo Figlio, è stata redenta in modo più eminente (Cfr. Lumen gentium, 53), preservata da ogni macchia del peccato originale (Cfr. Dz.-Sch. 2803) e colmata del dono della grazia più che tutte le altre creature (Cfr. Lumen gentium, 53).

Associata ai Misteri della Incarnazione e della Redenzione con un vincolo stretto e indissolubile (Cfr. Lumen gentium, 53, 58, 61), la Vergine Santissima, l’Immacolata, al termine della sua vita terrena è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste (Cfr. Dz.-Sch. 3903) e configurata a suo Figlio risorto, anticipando la sorte futura di tutti i giusti; e noi crediamo che la Madre Santissima di Dio, Nuova Eva, Madre della Chiesa (Cfr. Lumen gentium, 53, 56, 61, 63; cfr. Pauli VI, Alloc. in conclusione III Sessionis Concilii Vat. IIA.A.S. 56, 1964, p. 1016; Exhort. Apost. Signum Magnum, Introd.), continua in Cielo il suo ufficio materno riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti (Cfr. Lumen gentium, 62; Pauli VI, Exhort. Apost. Signum Magnum, p. 1, n. 1).

Noi crediamo che in Adamo tutti hanno peccato: il che significa che la colpa originale da lui commessa ha fatto cadere la natura umana, comune a tutti gli uomini, in uno stato in cui essa porta le conseguenze di quella colpa, e che non è più lo stato in cui si trovava all’inizio nei nostri progenitori, costituiti nella santità e nella giustizia, e in cui l’uomo non conosceva né il male né la morte. È la natura umana così decaduta, spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali e sottomessa al dominio della morte, che viene trasmessa a tutti gli uomini; ed è in tal senso che ciascun uomo nasce nel peccato. Noi dunque professiamo, col Concilio di Trento, che il peccato originale viene trasmesso con la natura umana, «non per imitazione, ma per propagazione», e che esso pertanto è «proprio a ciascuno» (Dz-Sch. 1513).

Noi crediamo che nostro Signor Gesù Cristo mediante il Sacrificio della Croce ci ha riscattati dal peccato originale e da tutti i peccati personali commessi da ciascuno di noi, in maniera tale che - secondo la parola dell’Apostolo - «là dove aveva abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rom. 5, 20).

Noi crediamo in un sol Battesimo istituito da Nostro Signor Gesù Cristo per la remissione dei peccati. Il battesimo deve essere amministrato anche ai bambini che non hanno ancor potuto rendersi colpevoli di alcun peccato personale, affinché essi, nati privi della grazia soprannaturale, rinascano «dall’acqua e dallo Spirito Santo» alla vita divina in Gesù Cristo (Cfr. Dz-Sch. 1514).

Noi crediamo nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, edificata da Gesù Cristo sopra questa pietra, che è Pietro. Essa è il Corpo mistico di Cristo, insieme società visibile, costituita di organi gerarchici, e comunità spirituale; essa è la Chiesa terrestre, Popolo di Dio pellegrinante quaggiù, e la Chiesa ricolma dei beni celesti; essa è il germe e la primizia del Regno di Dio, per mezzo del quale continuano, nella trama della storia umana, l’opera e i dolori della Redenzione, e che aspira al suo compimento perfetto al di là del tempo, nella gloria (Cfr. Lumen gentium, 8 e 5). Nel corso del tempo, il Signore Gesù forma la sua Chiesa mediante i Sacramenti, che emanano dalla sua pienezza (Cfr. Lumen gentium, 7, 11). È con essi che la Chiesa rende i propri membri partecipi del Mistero della Morte e della Resurrezione di Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, che le dona vita e azione (Cfr. Sacrosanctum Concilium, 5, 6; Lumen gentium, 7, 12, 50). Essa è dunque santa, pur comprendendo nel suo seno dei peccatori, giacché essa non possiede altra vita se non quella della grazia: appunto vivendo della sua vita, i suoi membri si santificano, come, sottraendosi alla sua vita, cadono nei peccati e nei disordini, che impediscono l’irradiazione della sua santità. Perciò la Chiesa soffre e fa penitenza per tali peccati, da cui peraltro ha il potere di guarire i suoi figli con il Sangue di Cristo ed il dono dello Spirito Santo.

Erede delle promesse divine e figlia di Abramo secondo lo spirito, per mezzo di quell’Israele di cui custodisce con amore le Scritture e venera i Patriarchi e i Profeti; fondata sugli Apostoli e trasmettitrice, di secolo in secolo, della loro parola sempre viva e dei loro poteri di Pastori nel Successore di Pietro e nei Vescovi in comunione con lui; costantemente assistita dallo Spirito Santo, la Chiesa ha la missione di custodire, insegnare, spiegare e diffondere la verità, che Dio ha manifestato in una maniera ancora velata per mezzo dei Profeti e pienamente per mezzo del Signore Gesù. Noi crediamo tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio, scritta o tramandata, e che la Chiesa propone a credere come divinamente rivelata sia con un giudizio solenne, sia con il magistero ordinario e universale (Cfr. Dz-Sch. 3011). Noi crediamo nell’infallibilità, di cui fruisce il Successore di Pietro, quando insegna ex cathedra come Pastore e Dottore di tutti i fedeli (Cfr. Dz.-Sch. 3074), e di cui è dotato altresì il Collegio dei vescovi, quando esercita con lui il magistero supremo (Cfr. Lumen gentium, 25).

Noi crediamo che la Chiesa, che Gesù ha fondato e per la quale ha pregato, è indefettibilmente una nella fede, nel culto e nel vincolo della comunione gerarchica. Nel seno di questa Chiesa, sia la ricca varietà dei riti liturgici, sia la legittima diversità dei patrimoni teologici e spirituali e delle discipline particolari lungi dal nuocere alla sua unità, la mettono in maggiore evidenza (Cfr. Lumen gentium, 23; cfr. Orientalium Ecclesiarum, 2, 3, 5, 6).

Riconoscendo poi, al di fuori dell’organismo della Chiesa di Cristo, l’esistenza di numerosi elementi di verità e di santificazione che le appartengono in proprio e tendono all’unità cattolica (Cfr. Lumen gentium, 8), e credendo alla azione dello Spirito Santo che nel cuore dei discepoli di Cristo suscita l’amore per tale unità (Cfr. Lumen gentium, 15), Noi nutriamo speranza che i cristiani, i quali non sono ancora nella piena comunione con l’unica Chiesa, si riuniranno un giorno in un solo gregge con un solo Pastore.

Noi crediamo che la Chiesa è necessaria alla salvezza, perché Cristo, che è il solo Mediatore e la sola via di salvezza, si rende presente per noi nel suo Corpo, che è la Chiesa (Cfr. Lumen gentium, 14). Ma il disegno divino della salvezza abbraccia tutti gli uomini: e coloro che, senza propria colpa, ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano sinceramente Dio e sotto l’influsso della sua grazia si sforzano di compiere la sua volontà riconosciuta nei dettami della loro coscienza, anch’essi, in un numero che Dio solo conosce, possono conseguire la salvezza (Cfr. Lumen gentium, 16).

Noi crediamo che la Messa, celebrata dal Sacerdote che rappresenta la persona di Cristo in virtù del potere ricevuto nel sacramento dell’Ordine, e da lui offerta nel nome di Cristo e dei membri del suo Corpo mistico, è il Sacrificio del Calvario reso sacramentalmente presente sui nostri altari. Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell’ultima Cena sono stati convertiti nel suo Corpo e nel suo Sangue che di lì a poco sarebbero stati offerti per noi sulla Croce, allo stesso modo il pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel Corpo e nel Sangue di Cristo gloriosamente regnante nel Cielo; e crediamo che la misteriosa presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai nostri sensi, è una presenza vera, reale e sostanziale (Cfr. Dz.-Sch. 1651).

Pertanto Cristo non può essere presente in questo Sacramento se non mediante la conversione nel suo Corpo della realtà stessa del pane e mediante la conversione nel suo Sangue della realtà stessa del vino, mentre rimangono immutate soltanto le proprietà del pane e del vino percepite dai nostri sensi. Tale conversione misteriosa è chiamata dalla Chiesa, in maniera assai appropriata, transustanziazione. Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad esser realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino (Cfr. Dz-Sch. 1642, 1651-1654; Pauli VI, Litt. Enc. Mysterium Fidei), proprio come il Signore ha voluto, per donarsi a noi in nutrimento e per associarci all’unità del suo Corpo Mistico (Cfr. S. Th. III, 73, 3).

L’unica ed indivisibile esistenza del Signore glorioso nel Cielo non è moltiplicata, ma è resa presente dal Sacramento nei numerosi luoghi della terra dove si celebra la Messa. Dopo il Sacrificio, tale esistenza rimane presente nel Santo Sacramento, che è, nel tabernacolo, il cuore vivente di ciascuna delle nostre chiese. Ed è per noi un dovere dolcissimo onorare e adorare nell’Ostia santa, che vedono i nostri occhi, il Verbo Incarnato, che essi non possono vedere e che, senza lasciare il Cielo, si è reso presente dinanzi a noi.

Noi confessiamo che il Regno di Dio, cominciato quaggiù nella Chiesa di Cristo, non è di questo mondo, la cui figura passa; e che la sua vera crescita non può esser confusa con il progresso della civiltà, della scienza e della tecnica umane, ma consiste nel conoscere sempre più profondamente le imperscrutabili ricchezze di Cristo, nello sperare sempre più fortemente i beni eterni, nel rispondere sempre più ardentemente all’amore di Dio, e nel dispensare sempre più abbondantemente la grazia e la santità tra gli uomini. Ma è questo stesso amore che porta la Chiesa a preoccuparsi costantemente del vero bene temporale degli uomini. Mentre non cessa di ricordare ai suoi figli che essi non hanno quaggiù stabile dimora, essa li spinge anche a contribuire - ciascuno secondo la propria vocazione ed i propri mezzi - al bene della loro città terrena, a promuovere la giustizia, la pace e la fratellanza tra gli uomini, a prodigare il loro aiuto ai propri fratelli, soprattutto ai più poveri e ai più bisognosi. L’intensa sollecitudine della Chiesa, Sposa di Cristo, per le necessità degli uomini, per le loro gioie e le loro speranze, i loro sforzi e i loro travagli, non è quindi altra cosa che il suo grande desiderio di esser loro presente per illuminarli con la luce di Cristo e adunarli tutti in Lui, unico loro Salvatore. Tale sollecitudine non può mai significare che la Chiesa conformi se stessa alle cose di questo mondo, o che diminuisca l’ardore dell’attesa del suo Signore e del Regno eterno.

Noi crediamo nella vita eterna. Noi crediamo che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo, sia che debbano ancora esser purificate nel Purgatorio, sia che dal momento in cui lasciano il proprio corpo siano accolte da Gesù in Paradiso, come Egli fece per il Buon Ladrone, costituiscono il Popolo di Dio nell’aldilà della morte, la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della Resurrezione, quando queste anime saranno riunite ai propri corpi.

Noi crediamo che la moltitudine delle anime, che sono riunite intorno a Gesù ed a Maria in Paradiso, forma la Chiesa del Cielo, dove esse nella beatitudine eterna vedono Dio così com’è (Cfr. 1 Io. 3, 2; Dz.-Sch. 1000) e dove sono anche associate, in diversi gradi, con i santi Angeli al governo divino esercitato da Cristo glorioso, intercedendo per noi ed aiutando la nostra debolezza con la loro fraterna sollecitudine (Cfr. Lumen gentium, 49).

Noi crediamo alla comunione tra tutti i fedeli di Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la propria purificazione e dei beati del Cielo, i quali tutti insieme formano una sola Chiesa; noi crediamo che in questa comunione l’amore misericordioso di Dio e dei suoi Santi ascolta costantemente le nostre preghiere, secondo- la parola di Gesù: Chiedete e riceverete (Cfr. Luc. 10, 9-10; Io. 16, 24). E con la fede e nella speranza, noi attendiamo la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.

Sia benedetto Dio Santo, Santo, Santo. Amen.


*Insegnamenti di Paolo VI, vol. VI, 1968, pp. 300-310.

domenica 1 novembre 2020

KAROL... Y ... CARLOS: DUE CARISMATICI

 

Karol Wojtyla pellegrino da Padre Pio



"EL INFIERNO REAL (8 DE 8) VISTO POR OLIVA CON JESUS - Padre CARLOS CANCELADO, VOCES DE DEMONIOS"




AMDG et DVM