martedì 27 gennaio 2015

ASPETTI E SVILUPPI DELLA GRAZIA IN MARIA SANTISSIMA SECONDO LA DOTTRINA DI S. GIOVANNI DELLA CROCE


...Maria è giunta alle più sublimi vette della cooperazione alla redenzione dell'umanità, alle più elevate cime dell'apostolato: cioè con la sua immolazione animata da quell'amore puro di cui S. Giovanni della Croce ha potuto affermare: «è più prezioso al cospetto di (Dio) un pochino dì questo puro amore ed apporta maggiore utilità alla Chiesa che non tutte (le) altre opere unite insieme». Oh, se potessero intenderlo bene tutti coloro che, oggi, presi dall'urgenza delle opere di apostolato, vorrebbero attrarre tutte le anime generose nel campo dell'attività esterna, anche a danno della vita contemplativa pura! Colei che è la «Regina degli apostoli » visse unicamente l'apostolato dell'amore tutto nutrito di preghiera e d'immolazione; eppure nessun'altra creatura umana ha avuto mai un apostolato più fecondo....

ASPETTI E SVILUPPI DELLA GRAZIA IN 

MARIA SS.MA 

SECONDO LA DOTTRINA DI SAN GIOVANNI DELLA CROCE*


di P. Gabriele di S. M. Maddalena O.C.D.

Comincio con una domanda:
Non è una cosa arbitraria, e quindi temeraria, volersi servire della dottrina di S. Giovanni della Croce per descrivere lo sviluppo della grazia nell'anima di Maria? Non è forse vero che, nelle sue opere, il Dottore mistico rarissimamente parlò in modo esplicito di Maria Santissima, come del resto di qualunque Santo, essendo egli sempre ed unicamente inteso a far conoscere lo stato di unione con Dio ‹ cioè la meta alla quale vuol condurre l'anima ‹ e la via che vi porta effettivamente? Non è un esporsi a cadere nel regno delle pie fantasie il voler ricostruire la vita spirituale della Madonna, che fu una creatura del tutto privilegiata, con i principi di una dottrina che intende illuminare il cammino comune delle anime contemplative?
E sarà questa dottrina applicabile allo studio della vita interiore della Madonna?

Risponderà lo stesso Santo. È vero che egli non parla molto della Madonna: nelle sue opere maggiori possiamo appena citare quattro testi dove la ricorda in modo esplicito[1], ma questi bastano per dimostrare ad evidenza che, secondo il pensiero del Dottore mistico, le dottrine da lui esposte si verificano anche, ed anzi nel modo più pieno e più perfetto, nella vita spirituale di Maria Santissima.
Dirò di più: uno solo di questi testi basterebbe per rendere pienamente legittimo quel che intendiamo fare.

Si sa che tutta la dottrina di S. Giovanni della Croce si aggira intorno allo stato di unione con Dio che costituisce difatti il punto centrale di tutto il suo insegnamento. Ora, egli dichiara esplicitamente che questo stato si è verificato nella Madonna in maniera veramente singolare; dice infatti nel modo più formale che Maria «dalla sua origine fu elevata a questo stato»[2] di unione col Signore.

Il Santo intende quindi evidentemente che la dottrina da lui esposta trova la sua applicazione anche nella vita spirituale della Madonna; tuttavia dobbiamo tener conto che in Lei non si può parlare di una «via all'unione» appunto perché fin da principio era già innalzata a questo alto stato; invece tutto ciò che appartiene alla vita dell'anima giunta all'unione si deve ritrovare in Lei, e certamente nel modo più perfetto.

Essendo quindi l'affermazione della presenza dello stato di unione nell'anima di Maria così importante per poterci permettere di contemplare la sua anima alla luce della dottrina di S. Giovanni della Croce, bisogna prima di tutto esporre come questa affermazione sia ben fondata; ne dedurremo poi le conseguenze.


I. MARIA INNALZATA ALLO STATO DI UNIONE


Quando S. Giovanni della Croce propone Maria come modello all'anima che vuol salire alle vette del Monte Carmelo, simbolo dell'unione più intima con Dio, non fa altro che esprimere in modo personale e veramente geniale un'antichissima tradizione della sua famiglia religiosa raccolta in un libro, che sembra risalga al XIII secolo e che ha per titolo: Istituzione dei primi monaci. S. Giovanni l'ha evidentemente conosciuto; esso faceva parte dei preziosi documenti raccolti nel famoso Speculum Ordinis stampato a Venezia nel 1507 e, che, nel 1563, quando il Santo ventunenne entrò nell'Ordine, doveva essere diffuso nei principali conventi. Probabilmente l'avrà trovato a Medina del Campo dove fece il Noviziato e sicuramente a Salamanca dove studiò e frequentò l'Università. In quel libro trovò esposto nel modo più attraente come, non solo il profeta Elia, il grande contemplativo, è il modello della vita carmelitana, ma anche Maria Santissima, che gli antichi carmelitani si compiacevano di chiamare loro «Sorella», appunto perché Ella aveva vissuto nel modo più perfetto quella vita tutta di purezza che essi volevano coltivare quale mezzo più efficace per giungere presto all'unione con Dio.

Nella nuvoletta contemplata dal grande Profeta ‹ la quale, salendo dal mare, ricoprì il Carmelo e si sciolse in abbondante pioggia ‹ l'antico autore vede una prefigurazione di Maria, ed enumerando le diverse proprietà della nuvoletta, vi trova tanti simboli delle prerogative della Madonna: è l'Immacolata, è la prima donna che ha fatto il voto di verginità, è la privilegiata Madre di Dio[3]. Fra le creature ve ne può essere un'altra in cui si mostri meglio come la vita di purezza conduce alla maggiore intimità con Dio?

Giovanni, innamorato fin da bambino della Madonna, deve godere immensamente di poter e dover ormai regolare tutta la sua vita su quella di Colei che gli antichi scrittori dei suo Ordine si compiacciono di chiamare anche «Madre del Carmelo», Mater Carmeli![4]. E' una gioia intima alla quale egli non potrà mai più rinunciare; e quando, coi suo genio, darà all'ideale dell'Ordine la formulazione definitiva proclamando che esso consiste nello stato di unione che, unisce l'anima con Dio nel modo più intimo, si sentirà spontaneamente portato a vedere quest'ideale realizzato in Colei la cui vita sa di dover imitare, e vedrà spontaneamente in Maria il modello dell'anima giunta all'unione con Dio. Difatti scrive: «Da principio Maria fu elevata a questo altissimo stato»!

È questa una intuizione del suo cuore o è il giudizio di un teologo profondo?
Per noi non c'è dubbio: l'amore per Maria ha potuto dargliene il presentimento, ma il suo sguardo penetrante di geniale teologo ha scoperto la luminosissima verità!
Giovanni sa che Maria è l'Immacolata. Però nell'Immacolata Concezione non vede soltanto la preservazione dal peccato originale; ne intuisce anche l'aspetto positivo cioè la presenza della grazia santificante nell'anima di Maria fin dal primo momento della sua esistenza.

«Da principio», dunque, Maria fu elevata allo stato di grazia. Ma non è tutto. La grazia con cui Maria Santissima iniziò quella che potremmo chiamare la sua «carriera spirituale» fu, secondo, l'insegnamento molto comune dei teologi, più grande, più intensa, più perfetta di quella che i più grandi santi raggiungono al termine della loro ascesa. Ora, tutti i Santi raggiungono come ultima meta lo stato di unione. Maria dunque che, fin dal principio, stava nella vita della grazia più in alto dei Santi al termine della loro carriera, doveva, dal primo momento della sua esistenza, godere dello stato di unione. L'affermazione del Dottore mistico è quindi veramente giustificata.
A condizione però che lo stato di unione segni effettivamente la perfezione, la piena maturazione della vita della grazia. Per dare quindi una dimostrazione completa è necessario esporre come lo stato di unione non sia altro che la piena perfezione spirituale.

Ma neppure questo presenta grande difficoltà, perché il Dottore mistico ci ha lasciato una definizione dello stato di unione che dimostra limpidamente come in esso consiste la piena maturità della vita spirituale. Dice infatti: «Lo stato di unione consiste ‹ e quando un teologo usa la parola «consiste» vuole indicare quali sono gli elementi richiesti e sufficienti per realizzare l'oggetto della sua definizione ‹ lo stato di unione consiste nell'essere l'anima, secondo la volontà, del tutto trasformata nella volontà di Dio, di modo che in questa volontà non vi sia più nulla dì contrario alla volontà di Dio, ma che in tutto e per tutto, ciò che la muove sia solamente la volontà di Dio»[5].
Lo stato di unione consiste quindi nella trasformazione della volontà umana nella volontà divina, trasformazione che richiede due condizioni: la prima, previa e negativa: nella volontà umana non vi deve essere più nulla contrario alla volontà divina, nulla, cioè nessun attaccamento che la renda prigioniera della creatura, sicché questa domini in qualche modo nel suo affetto e la spinga ad agire per amore della creatura stessa: tutto ciò deve essere eliminato.

La seconda condizione invece è positiva e costitutiva, ma non si può realizzare se manca la prima, ossia: ciò che muove la volontà umana in tutto e per tutto è solamente la volontà di Dio. Il che vuol dire: non vi è più nessun impulso d'amor proprio, d'amore disordinato alle creature che muove una tale anima; ella riceve il suo impulso ad agire unicamente dalla volontà divina, dal beneplacito divino: è un'anima che vive in balía della volontà divina. Proprio in questo consiste anche la perfezione della carità che è la sostanza della perfezione cristiana: quindi lo stato di unione non è altro, in realtà, che la vera perfezione della vita spirituale.

Il nostro Santo vede con tanta chiarezza questo stato realizzato in Maria nella maniera più perfetta, che gli piace completare la sua affermazione fondamentale esponendo il modo in cui le due condizioni dello stato di unione si sono verificate in Maria: «mai vi fu impressa nell'anima di Lei forma di creatura che la muovesse ad agire (precisamente perché non ebbe mai nessun attacco al creato, ma sempre la sua mozione venne dallo Spirito Santo»[6].
Quest'ultima espressione è particolarmente suggestiva, appunto perché determina quale sia l'impulso che muove l'anima giunta alla trasformazione d'amore dello stato dì unione: "Quest'impulso è, l'impulso divino, cioè la Persona divina dello Spirito Santo che, divenuto pienamente padrone dell'anima, la muove in tutte le sue operazioni. Lo vedremo subito continuando la nostra indagine, che, alla luce della dottrina del Dottore mistico, ci permetterà di penetrare nel segreto della più intima vita spirituale della Madonna.

  

II.  CONSEGUENZE

Infatti, una volta dimostrato che lo stato dì unione si verificò nell'anima di Maria fin dal primo momento della sua esistenza per prendere poi una forma sempre più perfetta ‹ perché nell'anima della Madonna, durante tutta la vita, la grazia fu in continuo aumento ‹ e anzi, che fin d'al principio, questo stato di unione fu in Lei più perfetto che nei più grandi Santi al termine della loro vita, diventa del tutto legittimo attribuire esplicitamente alla Madonna tutte le proprietà e prerogative dell'anima giunta a questo sublime stato e che S. Giovanni della Croce ha indagato e messo in luce con insuperabile maestria.

Basandoci su queste preziose informazioni potremo spingere lo sguardo nell'intimo santuario della vita interiore di Maria e contemplare l'abituale stato del suo animo ‹ le sue continue ascensioni in Dio nella preghiera ‹, la sua più delicata adesione ai voleri divini nell'azione e nel compimento della sua missione: aspetti tutti di una vita che nello stesso tempo si rivela particolarmente feconda per la Chiesa. Vedremo infine come tutte queste ricchezze spirituali continuarono a crescere in Lei fino alla sua beata morte.

Stato d'animo abituale

Dicevamo, col Dottore mistico che, vivendo nello stato di unione, l'anima di Maria si trovava in tutto il suo agire sotto l'impulso dello Spirito Santo. È la caratteristica dello stato di unione sulla quale il Santo ha maggiormente insistito e che sembra anche essere la radice di altre due prerogative in cui si riverbera l'alta qualità spirituale dello stato di unione: la piena pacificazione e serenità dell'anima e la magnifica armonizzazione di tutte le sue facoltà impiegate contemporaneamente nel solo esercizio dell'amore.

Nello stato di unione ‹ ama ripetere S. Giovanni ‹ l'anima vive una vita divina fino al punto da «sembrare più Dio che anima» e questo precisamente perché tutta la sua attività appare divinizzata. «Oh dichosa ventura!» O beata sorte! canta l'anima che, uscendo dal tenebroso cammino dell'oscura notte di purificazione, giunge finalmente allo stato di unione in cui «passò dalla conversazione e operazione umana all'operazione e conversazione divina». Cioè: il mio intelletto uscì da sé cambiandosi, da umano e naturale, in divino, perché... unendosi con Dio, già non intende più per proprio vigore e lume naturale, ma per la divina sapienza con cui si unì. E la mia volontà uscì da sé, diventando divina, perché, unita col di-vino amore, non ama più bassamente con la sua forza naturale, ma con la forza e la purezza dello Spirito Santo e così la volontà intorno a Dio non opera più umanamente E infine tutte le forze e gli affetti dell'anima si rinnovano con diletti di tempra divina»[7].

«L'anima, come vera figlia di Dio, è mossa in tutto dallo spirito di Dio, come insegna S. Paolo quando dice che coloro che sono mossi dallo Spirito di  Dio sono figli di Dio stesso»[8].
Lo Spirito Santo che dimorava nella santissima Anima di Cristo «come nel suo tempio preferito» - per usare la bella espressione dell'enciclica «Mystici Corporis» ‹ e la teneva tutta sotto il suo influsso, così dimora anche nel. l'anima giunta all'unione trasformante. È diventato anzi il suo vero principio di azione che la muove in tutto; è diventato come l'anima dell'anima stessa.
Anche l'anima di Maria, così ricca di grazia, così arresa ai voleri divini, doveva essere per lo Spirito Santo un luogo di singolare compiacimento in cui Egli regnava totalmente e Che inondava di pace e di armonia. Il senso cristiano ricusa di vedere nell'anima della Madonna qualsiasi specie di turbamento umano: abbiamo bisogno di vederla tutta serena, tutta composta, anche spiritualmente, dolce ed amabile, tranquilla e sicura; e tale è l'anima giunta allo stato di unione appunto perché sotto la mozione pacificante dello Spirito Santo, che prende il comando di tutto il suo agire, ogni movimento non pienamente ordinato scompare.

In ispecie le emozioni della sensibilità, di cui l'uomo non si rende mai del tutto padrone, si quietano perfettamente appena lo Spirito Santo governa appieno l'anima: «in tale stato ‹ spiega il Santo ‹ il Signore dà alla sua sposa abbondanza di beni e forza e soddisfazione con le dolci lire della sua soavità affinché dette affezioni, non solo non regnino in lei, ma neppure possano recarle il minimo dispiace re»[9]. Sembra che con questa pacificazione delle emozioni sensibili debba sparire per l'anima una grande causa di sofferenza. Il Santo aggiunge però in proposito: « Tuttavia alcune volte e in date occasioni Dio dispensa l'anima su questo punto, affinché meriti di più e s'infervori nell'amore... come fece con la Vergine Madre». E' una nuova attestazione della presenza dello stato di unione nell'anima di Maria, ma è insieme l'affermazione di una « eccezione » che si verificò in Lei riguardo ad una prerogativa- di questo stato e sulla quale dovremo fermarci più avanti: per compiere la sua missione, era necessario che la Madonna potesse soffrire.
Però, sotto la continua mozione divinizzante che si estendeva a tutte le potenze, Maria provava nel suo interno una mirabile armonia delle sue facoltà tutte impiegate nell'esercizio dell'amore divino.
«È l'anima impiegata con tutto il capitale al suo servizio ché Solo nell'amare è il mio esercizio!»[10]  canta l'anima giunta all'unione e nessuno può cantarlo meglio della Madonna.
E il Santo commenta: «Ogni facoltà dell'anima e del corpo, la memoria, l'intelletto e la volontà, i sensi esterni ed interni, gli appetiti della parte sensitiva e spirituale, tutto insomma, si muove per amore e, in amore: nell'operare faccio ogni cosa con amore e nel patire soffro tutto con gusto di amore Felice vita, felice stato, e fortunata l'anima che vi giunge!»[11].
Oh, sì, Maria: felice ti diranno tutte le generazioni perché sei Madre di Dio, ma anche perché sei madre del bell'amore, che regna splendidamente nel tuo cuore e lo trasforma in luogo di delizie per Iddio! Perciò il tuo cuore ha attirato il Verbo divino che ha voluto nascere da te!

Ascensioni in Dio nella preghiera

Ma se lo Spirito Santo celebra nell'anima dì cui sì è totalmente impadronito le feste d'amore splendidamente descritte da S. Giovanni della Croce nella 1ª strofa della Fiamma d'amor viva, quali non saranno quelle che dovette celebrare di continuo nelle ascensioni mistiche del cuore della sua Sposa prediletta?
«L'anima, dice S. Giovanni, posta in tale stato di trasformazione di amore è abitualmente come il legno investito dal fuoco; i suoi atti poi sono come la fiamma che nasce dal fuoco dell'amore, la quale con tanta più veemenza ne esce, quanto più intenso è il fuoco dell'unione: fiamma in cui si uniscono e si innalzano gli atti della volontà rapita e assorta nella fiamma dello Spirito Santo, simile all'angelo che salì a Dio nella fiamma del sacrificio di Manoach»[12].

Quando l'anima di Maria, così profondamente unita e trasformata nell'amore, si raccoglieva nella preghiera in cui il suo spirito sempre con nuovo slancio si innalzava al Signore, il suo atto di amore veniva dallo Spirito Santo come rapito ed assorbito in quella corrente di amore che è Egli stesso, ed allora si verificava in Lei, nel modo più pieno, ciò che S. Giovanni della Croce amava ripetere dell'anima trasformata nei momenti più alti della sua contemplazione: «l'anima ama Dio con la volontà di Dio la quale è anche volontà sua, e così lo amerà quanto è amata da Dio, poiché lo ama con la volontà dello stesso Dio e con lo stesso amore col quale Egli l'ama, che è lo Spirito Santo il quale è dato all'anima»[13].
Così la Madonna nella sua preghiera contemplativa arrivava veramente a dare a Dio il «contraccambio» nell'amore[14], giungendo in tal modo alla vera gioia nell'amore «perché l'amante non può essere soddisfatto se non sente di amare quanto è amato»[15]. L'amore mistico però, con l'esperienza che esso comunica, è rivelatore delle grandezze divine; intuiamo così quanto profondo doveva essere in Maria quel senso contemplativo di Dio, caratteristico delle anime mistiche.
In queste sublimi elevazioni Maria doveva anche sentirsi partecipe della vita trinitaria sperimentando, nella corrente di vita divina che allora la invadeva, una duplice processione di luce e di amore in cui si riflettono le due processioni delle Divine Persone[16]. E' vero che tale coscienza della partecipazione alla vita trinitaria suppone nell'anima la conoscenza dogmatica dell'altissimo mistero, ma nessuno può dubitare che Maria, almeno dal momento dell'annunciazione, abbia avuto una distinta rivelazione del mistero trinitario. L'angelo Gabriele stesso, inviatole dal Padre celeste, le parlò dello Spirito Santo e di Colui che doveva nascere da Lei e che sarebbe stato chiamato il Figlio di Dio.
Quale intimità con Dio suppone tutto questo!
E quanto potente, dunque, sarà sul Cuore di Dio una creatura a Lui così cara quando ella gli porgerà le sue suppliche! S. Giovanni della Croce, sempre seguendo il solco della trasformazione di amore, si è spinto dentro il mistero della potenza di intercessione di Maria, mettendone in luce ad un tempo e l'estrema delicatezza di fronte ai voleri divini e la pratica indefettibilità: «Chi ama con discrezione, dice egli, non si cura dì chiedere ciò che gli manca e desidera, ma palesa solamente il suo bisogno affinché l'amato da parte sua disponga a suo piacimento. Così fece la Vergine benedetta nelle nozze di Cana in Galilea ove, rivolgendosi al suo amato Figlio, non gli chiese direttamente il vino, ma gli disse: Non hanno più vino»[17]. Così S. Giovanni della Croce. Sappiamo tuttavia che tale domanda bastò per muovere Gesù ad operare il suo primo miracolo, anche «se l'ora sua non era ancora venuta»[18]. Quanta fiducia c'infonde tutto questo nell'intercessione della Madonna! Il Dottore mistico ne trova del resto la ragione profonda nel fatto che le opere ed anche le preghiere di un'anima giunta alla trasformazione d'amore procedono dalla mozione dello Spirito Santo ed entrano così anch'esse nel piano delle elargizioni divine che Egli, nella sua misericordia, si degna di concederci: «Dio solo muove le potenze di quest'anima ‹ dice il Santo ‹ a queste opere che sono conformi alla volontà e alle disposizioni divine, cosicché non ci possono portare ad altro; e così le opere e le preghiere di queste anime conseguono sempre l'effetto. Tali erano quelle della gloriosissima Vergine Nostra Signora»[19]. Ne concluderemo: felice quella persona per cui prega un'anima giunta all'unione di trasformazione, un'anima santa! Felicissima poi sarà quella per cui prega la Madonna!


Abbandono a Dio nell'azione

L'assorbimento della volontà umana nella volontà divina, caratteristica fondamentale dello stato di unione, non si limita ai momenti della preghiera e della contemplazione, ma si estende all'intera vita dell'anima appunto perché, come dice S. Giovanni della Croce, «delle due volontà se ne è fatta una sola, la quale è la volontà di Dio, e questa volontà di Dio è anche volontà dell'anima»[20].
Sarebbe difficile esprimere più vigorosamente l'intero dominio esercitato dalla volontà divina nella volontà umana di un'anima giunta all'unione la quale allora vive effettivamente e del tutto «in balía della volontà divina». E se questo si verificherà anche nelle azioni più ordinarie della vita, si intende che non potrà mancare davvero nel compimento della missione che Dio ha affidata ad un'anima..

Che la Madonna, nelle sue azioni più ordinarie, nelle sue occupazioni quotidiane, nei suoi lavori domestici sia stata in continua corrispondenza col divino beneplacito, anche quando le circostanze non le erano facili e piacevoli, anche nelle contrarietà e contrattempi piccoli o grandi, che non mancano in nessuna vita umana e che furono eccezionalmente gravi e penosi in quella di Maria, nessuno ne può dubitare; e già qui, ammiriamo in Lei il perfetto modello dell'anima che concretamente vuol vivere «in balía della volontà divina». È tuttavia particolarmente istruttivo l'atteggiamento che le vediamo prendere dinanzi all'invito divino alla più completa associazione al mistero dell'Incarnazione redentiva, invito che, sebbene in grado assai minore, si rinnova per tutte le anime che Dio chiama all'apostolato.

Sì è domandato talvolta come Dio abbia potuto far dipendere l'Incarnazione del Figlio suo dal consenso della Madonna: e se avesse detto di no?... Ma una tale «ipotesi» appare assurda se ricordiamo che Maria « da principio era innalzata all'elevato stato di unione» in cui l'anima vive in balía della volontà di Dio. Come può Ella, che si è perduta nella volontà divina, rifiutarsi a ciò che tale volontà le chiede? Ed effettivamente sentiamo la sua pronta risposta appena l'angelo le fa comprendere ciò che il Signore aspetta da Lei: «Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum!». E' la risposta di un'anima completamente abbandonata alla volontà divina, risposta che costituiva Maria Madre di Dio e Madre nostra. Con la più intera adesione e col più intenso e più puro amore Maria accetta ed abbraccia l'invito divino e continuerà ad aderirvi giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto, allorché il piano divino, effettuandosi in concreto, la metterà di fronte al dolore fino a quando la condurrà sul Calvario ai piedi della Croce, dove offrirà al Padre lo stesso sacrificio offerto dal Redentore: quello di Gesù che era insieme il più profondo olocausto di se stessa, poiché era il sacrificio di Colui in cui era affettivamente tutta concentrata. Dio che le aveva dato il suo Figlio divino, glielo richiede, ed Ella glie lo offre con tutto l'affetto del suo cuore, con la più intera adesione alla volontà divina, con amore puro.

Proprio così Maria è giunta alle più sublimi vette della cooperazione alla redenzione dell'umanità, alle più elevate cime dell'apostolato: cioè con la sua immolazione animata da quell'amore puro di cui S Giovanni della Croce ha potuto affermare: «è più prezioso al cospetto di (Dio)  un pochino dì questo puro amore ed apporta maggiore utilità alla Chiesa che non tutte (le)  altre opere unite insieme»[21].
Oh, se potessero intenderlo bene tutti coloro che, oggi, presi dall'urgenza delle opere di apostolato, vorrebbero attrarre tutte le anime generose nel campo dell'attività esterna, anche a danno della vita contemplativa pura! 

Colei che è la «Regina degli apostoli » visse unicamente l'apostolato dell'amore tutto nutrito di preghiera e d'immolazione; eppure nessun'altra creatura umana ha avuto mai un apostolato più fecondo.
Maria sia nella Chiesa la protettrice della vita contemplativa pura!


Sviluppo della grazia di unione


Finora abbiamo descritto i vari aspetti dello stato di unione nell'anima di Maria; bisogna però che ci fermiamo pure un momento sullo sviluppo di questa grazia in Lei. S. Giovanni della Croce insegna che anche nello stato di unione il progresso è possibile[22]; anzi sembra che il progresso continuo nella grazia e nell'amore sia più che mai assicurato per un'anima giunta alla trasformazione d'amore, appunto perché essa sta sotto la mozione abituale dello Spirito Santo, la quale la spinge ad atti sempre più fervorosi.

Ora, noi sappiamo che quando un'anima fa le sue opere buone «con tutto il cuore», il merito che così acquista e, che consiste sempre in un aumento di grazia e di carità viene immediatamente concesso all'anima; ed allora la sua vita spirituale cresce subito in intensità; mentre quando queste stesse opere buone vengono compiute senza generosità, con un po' di grettezza, o  sono sminuite da seconde intenzioni umane, il merito, già di per sé molto minore, viene messo in riserva e non viene dato all'anima se non nel giorno in cui entrerà nell'eternità. In questo caso il suo stato spirituale rimane stazionario, anzi in pericolo di regresso[23].

Applicando questi principi a Maria Santissima, intenderemo che Ella, mossa di continuo dallo Spirito Santo con i più potenti stimoli dell'amore puro, ha dovuto, in tutte le sue operazioni crescere di continuo nella carità, e proprio in modo che gli aumenti dì carità da Lei meritati venivano immediatamente concessi all'anima sua, cosicché il suo capitale di amore soprannaturale e di grazia cresceva immensamente di giorno in giorno. Le ricchezze dello stato di unione sono quindi andate aumentando in Lei sempre più.

   Sapendo tuttavia che per la creatura umana che vuol darsi totalmente a Dio l'immolazione a cui viene invitata dalle circostanze della vita è un incitamento fra i più efficaci per l'intensificazione dell'amore, dovremo credere che l'introduzione progressiva di Maria nella via di dolore, che doveva condurla sul Calvario, fu accompagnata da un meraviglioso sviluppo di tutte le prerogative di cui abbiamo parlato.

Viene così pienamente giustificata quella specie di eccezione segnalata da S. Giovanni della Croce e che abbiamo già ricordato ‹ ad una delle condizioni normali dello stato di unione, cioè che «di per sé» l'anima in tale stato non dovrebbe più soffrire da parte delle emozioni della sua sensibilità. Il Santo nota infatti in proposito che «in date occasioni Dio dispensa l'anima su questo punto, facendole sentire alcune cose e patire in esse affinché meriti di più e s'infervori nell'amore come fece con la Vergine Madre»[24]. Certa mente il Signore permise che Maria soffrisse «affinché meritasse di più e s'infervorasse ancora nell'amore». Quale esempio confortante per noi! Da Lei impariamo il valore del dolore, che deve essere fonte di sempre più grande santità e fecondità. Ma ogni sviluppo giunge infine al suo termine ed il termine qui è la morte che segna per l'anima, pervenuta allo stato di unione, l'immediato trasferimento nella vita beata senza passare per il purgatorio. Studiando lo stato dell'anima in questo termine della vita spirituale S. Giovanni della Croce insiste sul suo desiderio di giungere lassù dove ella intuisce che l'aspetta una vita di amore più perfetta ancora, non più intralciata dal peso di un corpo non glorificato, non spiritualizzato. Questo desiderio, dice il Santo, è tutto abbandonato al divino beneplacito, ma non lascia però di accendersi tutte le volte che un più forte impulso dello Spirito Santo rapisce l'anima nella sua corrente amorosa e la porta in Dio con una forza irresistibile ed allora ella grida allo stesso Spirito Santo:

«Rompi la tela a questo dolce incontro! » Parla della tela della vita terrena, l'unica tela che sussiste ancora in tale anima e che impedisce l'immediatezza degli incontri sublimi con Dio sulla terra, perché le altre tele, quelle cioè delle imperfezioni umane, come spiega S. Giovanni, sono distrutte da tempo mediante le purificazioni spirituali[25]. In Maria queste altre tele non esistettero mai e si può dire perciò che in Lei dovette essere sempre viva l'aspirazione all'unione immediata con Dio nella visione beatifica, sebbene sempre temperata dall'abbandono al divino beneplacito. Si intende però che anche in Lei, quando giunse finalmente l'ora del Signore, l'anima venne tolta dal corpo dalla forza dell'amore, cioè «da qualche impeto o incontro amoroso molto più sublime dei precedenti e sì potente da squarciare la tela e portarsi via quel prezioso gioiello dell'anima»[26]. E il Santo continua: «Ben a ragione David disse che è preziosa al cospetto del Signore la morte dei Santi suoi; perché in essa si adunano tutte le ricchezze dell'anima ed entrano nel mare i fiumi del suo amore i quali sono ivi tanto gonfi e vasti che già sembrano mari. Là si uniscono i primi e gli ultimi tesori dell'anima giusta, per accompagnarla al momento che va e parte per il suo regno, mentre sin dagli estremi confini della terra echeggiano le lodi a gloria del giusto!»[27]. Non sembra forse che questa poderosa descrizione si possa applicare ottimamente all'anima di Maria Santissima al momento del suo beato transito, coronato dalla gloriosa Assunzione al cielo?
*   *   *
Ma non solo in un senso puramente spirituale le glorie di Maria echeggiano nel mondo. Nei giorni della recente glorificazione della Madre di Dio una marea crescente di esultanza ha inondato i cuori cristiani e, festosa, è dilagata con impeto irresistibile fino agli estremi confini della terra, quando nel pronao della Basilica vaticana il Vicario di Cristo ha pronunciato le fatidiche, infallibili parole che permettono al nostro sguardo di fede di fissarsi con la più assoluta certezza nella gloria trionfante dell'Assunta, in cui abbiamo riposto le nostre speranze. Il nostro cuore ha esclamato: « Signum magnum apparuit in coelo; Mulier amicta sole». Sì, Maria ci è apparsa ammantata col sole della risurrezione gloriosa, col corpo trasfigurato dai raggi della luce divina che l'inonda, vicino a Cristo, dinanzi al trono del Padre celeste, in atteggiamento di intercessione per noi.

O Tu, Madre del bell'amore, ineffabile conforto dei nostri cuori, illumina col raggio del tuo splendore il nostro cammino terreno, proteggici, santificaci, e guida !e anime nostre a questo stato di unione che contempliamo in Te coronato dai più irradianti fulgori.

Fr. GABRIELE DI S. MARIA MADDALENA, O.C.D.

* Testo tratto da Rivista di vita spirituale, 5,1 (1951), 52-70.

[1] Citiamo: Salita, L. III, c. 2, n. 10; Cantico, str. 2, n. 8, str. 20, n.
10; Fiamma, III, n. 12.
[2] Salita, L. III, c. 2, n. 10.
[3] Cfr.. Institutio prirnorum monachorum, Lib. VI, cap. l.
[4] Cfr.. il nostro opuscolo Mater Carmeli, la vie mariale Carmélitaine, Roma, 1931.
[5] Salita, L. I, c. 11. n. 2.
[6] Salita, L. III, c. 2, n. 10.
[7] Notte, L. II, c. 4, n. 2.
[8] Fiamma B, II, n. 34.
[9] Cantico, str. 20, n. 10.
[10] Cantico, Poesia, str. 28.
[11] Cantico, str. 28, nn. 8 e 10.
[12] Fiamma B, I, n. 4.
[13] Cantico A, str. 37, n. 2.
[14] Cantico B, str. 38, n, 2.
[15] Ivi, n. 3.
[16] «L'anima giunta allo stato di matrimonio spirituale sente di continuo dentro di sé, nei fondo più intimo, un abbraccio divino che la tiene avvinta e mediante il quale le si comunica la mozione divina che la dirige. In certi momenti, facendosi quest'abbraccio sentire maggiormente e dandole così una più intensa fruizione di Dio, ne risulta anche nell'intelligenza una nuova illuminazione delle grandezze divine dalla quale deriva poi un nuovo impulso d'amore che trascina l'anima in Dio. L'anima sente quindi effettivamente dentro di sé una duplice processione: cioè di luce e d'amore, che trova origine nell'abbraccio divino che si è fatto sentire più Potente. Spontaneamente l'anima attribuisce l'abbraccio al Padre, l'illuminazione al Verbo, l'infiammazione d'amore allo Spirito Santo, vedendo in questa grazia la pieni realizzazione della promessa fatta da Cristo «che se alcuno lo amasse, la Santissima Trinità verrebbe a lui a farvi stabile dimora: ossia illustrandone divinamente l'intelletto nella sapienza dei Figlio, dilettandone la volontà nello Spirito Santo e assorbendolo il Padre possentemente e fortemente nell'abbraccio abissale della sua dolcezza» (Fiamma, 1, n. 15).
[17] Cantico, str. 2, n. 8.
[18] Gv 2, 4.
[19] Salita, L. III, c. 2, n. 10.
[20] Salita, L. I, c. II, n. 3.
[21] Cantico, str. 29, n. 2.
[22] Il Santo scrive infatti nel Proemio della Fiamma: «Sebbene nelle strofe spiegate più sopra (si tratta del Cantico spirituale) abbiamo parlato del più  eminente grado di perfezione a cui si possa arrivare quaggiù, e che consiste nella trasformazione in Dio, tuttavia le strofe presenti trattano dell'amore ancor più perfetto e qualificato che si può avere in quello stato di trasformazione. In verità ciò che le une e le altre dicono, tutto appartiene ad un medesimo stato di trasformazione che, in quanto tale, non si può oltrepassare, ma che col tempo e l'esercizio può benissimo qualificarsi, ripeto, e sostanziarsi sempre più nell'amore; alla stessa guisa che, quantunque il fuoco penetrato nel legno, lo abbia unito e trasformato in sé, nondimeno quanto più si accende e seguita ad agire sul legno, tanto più lo rende incandescente, sino a tal segno da mandare scintille e fiamme» (n. 3).
[23] È da notarsi che gli atti virtuosi soprannaturali fatti con grettezza e senza mettervi tutto l'amore di cui siamo capaci ‹ atti che in teologia si chiamano «actus remissi» ‹ non solo non procurano un immediato aumento d'amore, ma, quando sono tali avvertitamente e deliberatamente, possono diventare per l'anima un pericolo di regresso appunto perché permettono che nell'anima si rassodino gli impedimenti che ostacolano la virtù superiore ed eroica, non essendo essi controbattuti dal fervore e dallo sforzo.
[24] Cantico, str. 20, n. 10.
[25] Nella Fiamma (str. I, n. 29) Il Santo ha spiegato come vi siano tre tele che ostacolano la perfetta unione dell'anima con Dio: «Le tele che si devono rompere perché detta unione avvenga e l'anima possieda Dio perfettamente, possiamo dire che sono tre: la tela temporale, sotto il qual nome sono comprese tutte le creature; quella naturale, in cui si comprendono le operazioni e le inclinazioni puramente naturali; la terza poi è la tela sensitiva, che significa l'unione dell'anima con il corpo, cioè la vita sensitiva e animale, di cui S. Paolo dice: Sappiamo che quando verrà a disfarsi la casa terrestre di questo nostro tabernacolo, avremo da Dio una eterna abitazione nei cieli (2 Cor 5, 1). Per arrivare al Possesso dell'unione divina, è necessario che siano rotte le prime due tele, con la rinunzia di tutte le cose del mondo e con la mortificazione di tutti gli appetiti ed affetti naturali, in modo che le operazioni dell'anima da naturali diventino divine».
[26] Fiamma, str. 1, n. 30.
[27] Ivi.


Saint Bonaventure - Le Petit Psautier de la Vierge


Saint Bonaventure 
Ordre des Frères Mineurs--Cardinal-Évêque d'Albane--Docteur de l'église 


Le Petit Psautier de la Vierge


PREMIÈRE PARTIE. 


Salut, ô Vierge, arbre de vie, qui , toujours fidèle au voeu de votre coeur, avez donné au monde un fruit digne de louanges éternelles!
Salut, vous que les rois et les reines de la terre vénèrent en tout temps, vous la Reine des siècles, la dominatrice des royaumes et des rois !
Salut, fille de David, fille pleine de justice! Rendez le ciel propice à nos vœux, afin que nous puissions goûter les biens vivifiants du Seigneur.
Salut, Vierge digne de Dieu! veillez sur ceux qui vous servent; gravez sur eux la lumière de votre front et la splendeur de la face de Dieu.
Salut, Mère unique entre les mères! Ombragée du bouclier de Dieu , vous avez conçu le Rédempteur du monde, et sa naissance vous laissa pure et sans tache.
Salut, ô Vierge dont la beauté changea en amour l'indignation du Créateur, et dont les voeux mirent un terme à sa colère!

Salut, ô Vierge que le Sauveur a trouvée en tout digne de louange, lui que la nuit de l’erreur ne

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saurait égarer, lui qui sonde nos coeurs et scrute le secret de nos pensées!
Salut, ô Vierge comblée de biens, riche des dons de la grâce, ouvrage ineffable et glorieux de la main du Seigneur!
Salut, Vierge avant et après avoir conçu ! Combattez en tout temps pour ma défense; que mon ennemi prenne la fuite et qu'il se tienne toujours loin de moi.
Salut, porte de la liberté, demeure de la Trinité suprême, temple auguste du Seigneur, ressource et exemple du monde !
Salut, Vierge fleur vraiment royale, femme unique entre les femmes , vous dont les paroles l'emportent sur tout prix, vous dont la langue est l'instrument par excellence qui sert à louer Dieu!
Salut, ô Vierge objet de mes transports! A vous mes chants, à vous mes louanges en souvenir de vos bienfaits ; ô Vierge ! conservez celui qui aime à célébrer votre nom.
Salut, ô Vierge chérie de Dieu, Vierge pleine de beauté, de prudence, de splendeur et de suavité, Vierge seule digne de donner au monde le salut de Dieu!
Salut, ô Vierge qui êtes ma force! O ma Souveraine! suppliez votre Fils qu'il nous accorde d'habiter un jour dans la gloire de la sainte Sion.
Salut, Vierge modèle du monde, vous à qui le Christ, le Roi des siècles, fit connaître les voies de la vie, les voies libres des embarras de la terre!
Salut, ô Vierge dont la voix, les paroles, les accents

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et les cris inclinent l'oreille de Dieu, et la portent à répandre ses bienfaits!

Salut, Vierge digne de notre autour, Vierge que nos louanges doivent exalter par-dessus toute créature, tige sainte, plante véritable, vous la fleur et la gloire de votre sexe !
Salut, Vierge dont la beauté attira le Dieu engendré de son Père! Il s'avança sans crainte aux combats qui l'attendaient; il accomplit sa course comme un géant.
Salut, ô échelle qui touchez les cieux ! C'est vers vous que j'élève mes soupirs en gémissant; c'est vous, étoile de la mer, que j'appelle des célestes hauteurs pour me défendre des dangers qui m'environnent.
Salut , ô Vierge, fille bienheureuse de Jessé ! Tous vos voeux se sont accomplis, et les désirs de votre coeur, les désirs exprimés par vos lèvres n'ont point été trompés.
Salut, ô vous dont les peuples à venir célébreront la grandeur , vous dont la gloire ne saurait s'affaiblir, dont la puissance ne finira jamais!
Salut, Vierge digne de toute louange! Chaste Mère de Dieu, réjouissez-vous, agréez les voeux que je vous offre , et daignez être toujours avec moi.
Salut, ô vous dont les mains sont demeurées étrangères à tout acte inutile et se sont conservées pure de toute iniquité!
Salut, Vierge glorieuse! votre chair exhale un parfum comme la rose qui s'épanouit; votre coeur est dans l'allégresse, et votre âme a fixé son séjour dans l'abondance de tout bien.

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Salut, o Vierge qui maintenant écoutez eu présence du trône de Dieu les chants de joie dont le ciel retentit ! Commandez que nous aussi nous allions dans sa gloire célébrer ses louanges.
Salut, ô Vierge! Hâtez-vous; à toute heure soyez mon secours et ma protection ; montrez-vous à mon égard la digne Mère de Dieu.
Salut, ô Vierge brillante de cette fleur dont le goût et le parfum rendent à l'homme sa jeunesse et rappellent son âme à la vie!
Salut , ô Vierge ! Apparaissez et commandez-nous d'aller régner en votre gloire. Mère du Christ, attirez-nous à votre suite en ces lieux où vous possédez son bonheur.
Salut , ô Vierge, rayon de miel ! La splendeur du soleil et l'éclat des étoiles s'évanouissent en présence de votre clarté tant votre lumière est ineffable.
Salut, ô Vierge, terme de la colère du Très-Haut ! Purifiez nos crimes et accordez-nous au sortir de cette vie de n'être point dans la confusion à cause de nos iniquités.
Salut, ô Vierge dont la beauté réjouit nos yeux ! Mère de clémence, je vous en conjure de toute l'ardeur de mon âme, prêtez chaque jour à mes cris une oreille attentive et compatissante.
Salut, Vierge et Mère à la fois ! Demandez qu'en tout temps le souffle sacré de l'Esprit-Saint vienne nous fortifier, et que le Verbe divin nous affermisse.
Salut, ô Vierge pure et sans tache , chaste Mère du

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Seigneur ! Faites que vos louanges soient toujours sur mes lèvres et fassent mon bonheur.

Salut, Mère étrangère à l'homme! Rendez-moi digne de recevoir votre assistance; daignez ne plus me différer votre secours.
Salut , ô Vierge , canal toujours pur ! Que par vous la source d'eau vive ne cesse jamais de couler en moi que mon coeur en soit en tout temps enivré.
Salut, ô Vierge , chemin de la vie ! Salut, Marie , espérance du monde ! Notre coeur médite votre loi , et notre bouche célèbre votre sagesse.
Salut, ô Vierge , gloire de la terre ! Devant vous le Juge formidable s'incline; il oublie sa colère en présence de votre beauté.
Salut, Vierge, vaisseau du inonde! faites que le feu de la charité aille toujours croissant en moi, et que itou coeur s'enflamme de votre amour.
Salut, ô Vierge, lumière des astres ! Répandez pour moi vos prières en présence de Dieu, et arrachez-moi , je vous prie, de l'abîme empesté du vice.
Salut, ô Vierge ! Daignez, je vous en conjure, recevoir mes louanges et me guérir de cette langueur que m'a laissée le péché.
Salut, ô Vierge ! Accordez-nous de jouir de la gloire que vous goûtez, de contempler au milieu des cieux les joies enivrantes des saints, et d'entendre les divins cantiques qui s'élèvent en présence du trône de Dieu.
Salut, ô Vierge unique Mère véritable du salut,

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Auteur de la lumière qui brille à nos yeux, Mère de celui dont Dieu seul est le Père!
Salut, ô Vierge qui apaisez la mer frémissante de ce monde ! Que Jésus endormi sur le navire s'éveille par vos soins empressés.
Salut, Vierge digne de nos hommages ! En présence de votre Fils, sous l'éclat d'un vêtement enrichi d'un or inestimable, vous brillez d'une gloire qui ravit.
Salut, Vierge, lumière du monde ! C'est vous qui par un prodige inouï avez répandu sur la terre le fleuve du Verbe coulant du sein du Père en votre sein virginal.
Salut, Vierge, Mère de l'Agneau, Mère de Jésus le grand Roi , du Roi plein de miséricorde et de bénignité, du Roi digne des suprêmes honneurs !
Salut, Vierge d'une beauté unique ! Les rois habitants des cieux se sont assemblés et ont contemplé avec admiration l'éclat brillant de votre face.
Salut, ô Vierge ! Empêchez que l'âme qui vous aime et célèbre vos louanges ne soit rangée parmi les coupables en ces lieux où ils sont la pâture de la mort.
Salut, ô Vierge, éclat du printemps ! En vous se trouve la beauté de nos campagnes ; la céleste rosée s'est répandue sur vous sans réserve, et vous vous êtes épanouie en donnant un Sauveur à la terre.
Salut , Mère des orphelins ! Ayez pitié de ceux qui sont sous les coups du malheur. Eloignez de nous toute souillure et tout crime , vous dont la pureté surpasse la blancheur de la neige.

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DEUXIEME PARTIE.


Salut, ô Vierge par excellence, Vierge féconde comme l'olivier, vous qui avez offert à nos lèvres le fruit d'une fleur toute divine !
Salut , fille auguste de David , vous que le inonde a célébrée, vous qui seule avez cherché Dieu dans la vérité sans jamais incliner vos regards vers le péché.
Salut, ô Vierge dont le voeu fut pour la terre une nouveauté ! Demandez que les bienfaits du ciel se répandent sur le monde entier , et faites qu'en tout temps nous sentions la puissance de votre secours.
Salut, ô Vierge, chaste colombe ! Faites que des sentiers fangeux de la terre je m'élance d'un vol rapide là ou je trouverai un repos éternel.
Salut, ô Vierge ! Faites que guidé par vous je jouisse de la lumière des vivants, et que, ravi dans la cité céleste, j'y possède la vie qui doit toujours durer.
Salut, ô Vierge vraiment unique! Fortifiez-moi de l'ombre de vos ailes; que j'arrive par vous à cette demeure ravissante où se trouve la plénitude du repos et de la paix.
Salut, honneur de votre sexe , rejeton glorieux de Juda, Mère de celui qui vous donna le jour, fille de votre fils, maison de Dieu et temple du soleil !
Salut , ô Vierge fleur brillante née de l'épine ! O Reine, accordez-nous l'objet de nos demandes. Venez à notre rencontre : offrez-nous votre main, et conduisez-nous vers les célestes hauteurs.

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Salut, ô Vierge ineffable d'innocence! Calmez en tout temps notre faim, apaisez notre soif en faisant couler dans nos âmes les eaux de l'auguste Trinité, en répandant en nous le vin de la componction.
Salut , fort de notre espérance ! O Vierge, souvenez-vous de moi ; vous, la plus excellente entre toutes les femmes , sauvez celui qui célèbre vos louanges.
Salut, ô Vierge modèle de sincérité, vous dont l'espérance entière fut toujours en votre Créateur et jamais en ce monde, qui s'enfuit et disparaît !
Salut, ô Vierge dont la chair sut toujours dédaigner les vains plaisirs d'ici-bas, et dont l'esprit n'eut de désirs et de soupirs que pour le Seigneur!
Salut, ô Vierge dont le coeur fut toujours droit, Vierge dont nulle tache n'altéra jamais la beauté, alors même que vous donnâtes à la terre le fruit immaculé de votre sein!
Salut, ô notre vie, fille de Juda! Soyez sensible aux voeux de mon coeur , afin qu'au jour où je reprendrai la cendre de mon corps, je puisse vous louer dans la céleste Sion.
Salut, ô Vierge semblable à l'or pur, qui avez passé à travers les feux de ce monde en conservant sans tache l'éclat de votre virginité!
Salut, ô Mère sans pareille, Mère de Dieu ! Priez le Seigneur de prendre en pitié ma misère et de me compter au nombre des justes.
Salut, ô Vierge toujours unie à Dieu! Que votre main éloigne de moi tout malheur que mes voies

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soient toujours prospères. et que l'adversité me devienne favorable.
Salut, ô Vierge par qui le Seigneur s'est rendu pauvre et gémissant ! Par vous la douleur se dissipe et la pauvreté s'enfuit loin de nous.
Salut, ô Vierge, sanctuaire de Dieu! Intercédez pour nous et apaisez sans retard la colère de votre Fils, vous dont la prière ne saurait être repoussée.
Salut , modèle de la virginité ! Soyez, ô Vierge ! mon soutien tout-puissant contre le péché, afin que je sois préservé des tourments éternels.
Salut, ô Vierge, vrai port de la vie, porte toujours close, jardin fermé, toison du véritable Gédéon , trône du vrai Salomon !
Salut, ô Vierge, dont les pieds toujours purs ont ignoré les sentiers du vice ! Affermissez ceux qui chancellent, relevez ceux qui sont tombés, soutenez ceux qui marchent avec fermeté.
Salut, honneur de notre loi, étoile radieuse du matin, aurore du vrai soleil ! Daignez intercéder en tout temps pour nous.
Salut, ô Vierge objet de nos louanges! Donnez-nous de pouvoir contempler sans crainte Jésus au jour de ses jugements, et pendant la durée éternelle de son règne.
Salut , ô Vierge féconde ! Affermissez les coeurs errants, purifiez les coupables et rendez-nous pacifique ce Roi qui met un terme à la vie des rois.
Salut, ô Vierge, repos de Dieu! Rendez-moi les jours antiques et la lumière de la patrie céleste, dont m'a privé la faute d’Eve.

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Salut, ô Vierge qui avez demandé que du sanctuaire de votre sein virginal le véritable pain des anges allât se reposer sur la bouche du pécheur !
Salut , ô temple immaculé , vous dont le coeur dépouillé du monde ne permit jamais au siècle d'imprimer en lui le souffle le plus léger !
Salut, Vierge, remède de la terre ! Préparez et offrez-nous le breuvage du salut, mesurez-nous les pleurs selon la multitude de nos iniquités.
Salut, ô Vierge, la fleur de votre âge, vous qui avez reçu du haut des cieux le miel et la manne de toute suavité , et qui en avez fait présent à la terre !
Salut , ô Vierge ! Mettez en fuite la mort. Salut de ceux qui sont tombés , sauvez les pécheurs et faites-les entrer en partage avec les enfants de Dieu.
Salut, ô Vierge admirable ! Nulle en ce monde ne peut vous être comparée. Non , entre toutes les femmes il n'en est point de semblable à vous : votre grandeur est ineffable.
Salut , ô Vierge qui avez banni les larmes de cette vallée de tristesse ! Lancez des célestes hauteurs vos rayons sur la terre et sur toute l'étendue des mers.
Salut, ô terre vraiment féconde, généreuse Mère de Jésus, vous qui, demeurée étrangère à l'homme, avez vu naître un fils de votre sein par un prodige admirable !
Salut, vous qui êtes grande et petite à la fois, Mère et servante de Dieu , vous la Reine des reines, l'honneur du ciel et la louange de la terre !
Salut, ô Vierge. vie de ce Inonde! Unissez-vous à

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votre Fils afin d'exaucer ma prière et de me rendre habitant de la cité de Dieu.

Salut, ô Vierge, jour de bonheur! Mère sans tache, que par vous je sois délivré de la misère profonde oit si long temps j'ai gémi.
Salut , ô Vierge ! Réjouissez-vous de l'empire que vous exercez dans les cieux; que toute nation, que toute langue le confesse ; qu'il en soit ainsi à jamais.
Salut , ô Vierge dont le visage brille de la splendeur de son Créateur, dont le corps est tout lumineux et dont le coeur répand au loin son éclat !
Salut, ô Vierge , l'honneur de ce monde ! Que par vous le cours de mes jours se remplisse, et que la plénitude du salut devienne mon partage.
Salut, ô cèdre magnifique, Vierge semblable au palmier ! Vous surpassez en dignité tous les arbres du jardin de délices.
Salut, ô Vierge qui vous êtes revêtue de gloire, qui vous êtes ceinte avec éclat du Dieu qui vous donna la vie, en le couvrant des voiles d'une chair immaculée!
Salut, ô Vierge pleine de grâce! Vous êtes entre toutes les femmes douce et brillante de beauté : daignez donc ne jamais me repousser loin de vous.
Salut , ô Vierge plus éclatante que le soleil , vous dont le Fils crée, pèse et soutient le monde, et en renferme les limites en sa main !
Salut , ô Vierge dont la vie est sans tache ! faites qu'après avoir confessé sincèrement nos péchés, notre âme soit pure; faites qu'en tout temps nous votes offrions nos hommages.

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Salut, ô Vierge, toison couverte de la céleste rosée! Vous êtes la bien-aimée du Sauveur; votre coeur s'est fondu sous le souffle embrasé de Dieu.
Salut , Epouse du Roi suprême ! Chantez au Seigneur un cantique sacré ; accordez-nous le secours que nous implorons , de peur que la mort ne nous surprenne au milieu de nos crimes.
Salut, ô nuée bienfaisante, qui avez rétabli nos coeurs en proie à tant lue maux , en leur communiquant le Dieu Sauveur !
Salut, ô Vierge ! Empressez-vous d'ouvrir sans retard ces portes que le premier homme a fermées , afin que nous puissions entrer sans obstacle.
Salut, ô Vierge que les traits de l'ennemi caché n'ont jamais atteinte ! Votre bonheur est sans réserve: jamais le souffle de l'injustice n'arriva jusqu'à vous.
  

TROISIÈME PARTIE.


Salut, ô Vierge, astre du monde! Vous êtes la maison , le toit, la montagne, le nid où Jésus, le passereau solitaire, a établi sa demeure.
Salut, ô Vierge par excellence, Mère toujours étrangère à l'homme ! Vous nous avez donné l'Auteur de la vie , celui dont la miséricorde est inaltérable.
Salut, ô Vierge, terre fertile! Accordez à mes soupirs le pain que vous avez formé, et le vin qui est né de la vigne véritable.
Salut, Mère du vrai Joseph ! Qu'eu tout temps il daigne protéger notre âme contre les horreurs de la

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faim. C'est par vous que nous espérons obtenir ce bienfait.

Salut, ô Vierge! Accordez-moi l'unique objet de mes désirs , daignez me visiter par votre grâce bienfaisante et assurer ainsi mon salut.
Salut, ô Vierge, fontaine toujours fermée, vous dont le sein toujours immaculé a donné au monde un rédempteur , et un sauveur aux opprimés !
Salut , ô Vierge ! Demandez que mon coeur se trouve en tout temps préparé; qu'à toute heure il se porte avec joie, allégresse et bonheur à tout le bien que vous m'offrez à accomplir.
Salut, ô Vierge, auteur de la vie! Puissante souveraine , je crie vers vous du fond de ma misère et de ma pauvreté ; je crie vers vous accablé de chagrins innombrables.
Salut, ô Vierge! Ah ! ne permettez pas que les murs et les ruines de la sainte Sion se réparent sans notre concours; faites que nolis puissions servir à restaurer cette cité céleste.
Salut, ô Vierge dont le regard, la conduite, le maintien et toute la personne sont aux yeux de tous un modèle ravissant, un modèle où rien d'imparfait ne saurait apparaître !
Salut , ô Vierge, épouse de l'Agneau ! Je désire , ô Mère incorruptible, que votre main si bienfaisante et si pleine de félicité verse sur moi ses bénédictions.
Salut, ô Vierge née pour le bonheur du monde! Daignez, pour empêcher notre chute au fond de

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l'abîme, nous conduire vous-même au port, où le soleil éternel apparaît radieux.

Salut , ô Vierge que dans la sincérité de mon coeur j'espère avoir toujours pour protectrice de ma vie, vous que je reconnais pour la Mère de mon Dieu !
Salut, ô Vierge remplie d'allégresse ! Que par vous je trouve place dans l'assemblée des élus bienheureux, dans la terre des vivants.
Salut, ô Vierge, tige toujours verdoyante, rayon de miel , fontaine et coupe à la fois , vous qui avez offert au monde pour rassasier sa soif le Prophète par excellence !
Salut , ô Vierge , tige de Jessé ! Donnez-nous d'habiter avec vous afin que dans les siècles éternels nous chantions vos louanges avec l'amour que nous vous devons.
Salut , Vierge glorieuse ! Vierge puissante, mettez en moi la vertu, et commandez qu'en tout temps il me soit donné de contempler votre beauté.
Salut, ô Vierge ! Enseignez-moi dans le silence de mon âme la bonté , la sagesse et la science céleste.
Salut , ô Vierge vraiment pleine de douceur ! Sauvez-moi , je vous en prie , des peines de ce pesant exil et des tourments éternels.
Salut , ô Mère toujours pure ! C'est vers vous que j'élève mes regards et mon coeur , afin d'avoir part aux consolations dont votre pitié est prodigue envers tous ceux que le malheur oppresse.
Salut, ô Vierge, lumière des justes ! Vous qui

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êtes entrée glorieuse dans le palais céleste , et y avez pris place pour y régner en souveraine !

Salut, ô vous à qui le Roi et le Dominateur suprême des cieux a donné, par un pacte éternel, la puissance sur toute créature.
Salut, Vierge bénie, que jamais le vain torrent des choses de la terre , ni la rosée passagère, ni la fleur sitôt flétrie de ce monde n'entraînèrent au mal !
Salut, montagne sublime de Sion, Vierge élevée d'une manière ineffable ! Dans les cieux vous avez tout pouvoir, tout droit et tout empire.
Salut, ô Vierge sur qui le souffle céleste s'est abaissé, et que son influence a fécondée en vous faisant produire un fruit tout spirituel, Jésus , la fleur de votre virginité !
Salut , pleine de grâce , maison ornée de sept colonnes, temple construit par la main de Dieu, et dont la sainteté ne souffrit jamais la moindre atteinte!
Salut, tige de la vigne véritable ! Faites, ô Vierge! que durant les jours éternels je contemple les biens de la sainte Sion et que je sois dans l'abondance de ses félicités.
Salut , ô Vierge , étoile de la mer ! Donnez-moi la force, enseignez-moi à combattre, dirigez mes coups vers leur but et ne permettez pas que je sois jamais vaincu.
Salut, ô Vierge, espérance des humains ! Apaisez les tempêtes et calmez les flots agités, afin que, surmontant les vagues de ce monde , nous puissions échapper à l'abîme.

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Salut, ô Vierge dont la pensée ne fut jamais la proie d'une vainc arrogance ou d'un orgueil insensé !
Salut, ô Vierge, Reine du ciel ! Dieu a choisi voire coeur pour y habiter seul et sans partage; c'est ]à qu'il se plaît à jouir de son repos.
Salut , ô Vierge, vase rempli de parfums embaumés ! Nous vous supplions de répandre sur la frange de notre vêtement l'abondance de vos saintes essences.
Salut, ô Vierge dont les mains se sont élevées pour offrir à Dieu l'encens si pur de vos prières , à ce Dieu dont vous êtes la Mère !
Salut, ô Vierge toute de piété ! Donnez-moi de chanter vos louanges durant la vie et après la mort avec un coeur vraiment dévoué , avec un amour toujours pur.
Salut, Ciel spirituel , suprême hauteur intellectuelle ! Vous êtes la montagne demeurée intacte, vous êtes le jardin des délices célestes.
Salut, ô Mère vierge véritable ! Enseignez-moi à me souvenir toujours de Sion dans la sincérité de mon âme, à ne jamais reposer mes pensées sur ce monde.
Salut , Mère du nouvel Adam ! Faites, je vous en conjure, que je puisse échapper à sa juste vengeance veuillez plaider ma cause au jour de sa colère.
Salut , Mère de charité ! Que par vous la nuit de notre aveuglement soit éclairée comme le jour, et que tout malheur soit éloigné de nous.

Salut, Vierge digne d’être annoncée au monde

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Ne permettez pas que mes efforts soient supplantés ; dirigez mes pas de peur qu'ils ne m'entraînent à l'abîme.
Salut, ô Vierge, coeur divinement orné ! Empêchez que jamais ma bouche ne s'ouvre pour excuser mes crimes ; apprenez-moi à refréner ma langue.
Salut , ô Vierge ! Accordez-moi au sortir des chagrins de ce monde de contempler la face de Jésus, cette face plus brillante que le soleil.
Salut, fille auguste des rois ! O Vierge, sauvez, comme vous l'avez fait jusqu'alors celui qui fuit vers vous ; sauvez celui qui se prosterne en votre présence.
Salut, arbre entouré de soins admirables, Vierge objet de louanges sans nombre, en qui Dieu ne trouva rien à reprendre lorsqu'il s'abaissa jusqu'à vous !
Salut, ô Vierge qui avez allaité la suave lumière dont vous fûtes enivrée , et qui , rame fixée dans les cieux, simple étoile avez donné au monde le soleil qui l'éclaire?
Salut , ô Vierge qui portez un raisin qui calme la soif de la terre, qui rend la lumière aux aveugles et la liberté à ceux qui sont dans l'esclavage !
Salut , ô Vierge heureuse dont la lumière toujours inaltérable se répand pour jamais sur les campagnes de l'Eglise par sept étoiles pleines de sérénité !
Salut, puissante Reine de l'univers , convive de la table de Dieu ! Faites qu'assis à vos côtés je participe à son banquet céleste.
Salut, ô Vierge d'innocence ! La lune en votre présence voit sa clarté s'évanouir; les étoiles palissent, et le soleil couvre d'un voile ses rayons.

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Salut ô Vierge ! Vous êtes dans la joie, et votre gloire est remplie d'allégresse à la vue des vertus sans nombre dont le parfum embaume le sanctuaire de votre âme.
Salut, astre par excellence ! Salut , Mère auguste de mon Dieu ! Vous êtes digne d'être chantée d'une manière admirable durant les siècles éternels. Ainsi soit-il.
  


source: http://www.abbaye-saint-benoit.ch/bibliotheque.htm 






Maria SS.ma «è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice» (n. 62). Al titolo di mediatrice, possiamo aggiungere quello di co-redentrice? la risposta è affermativa.




Padre Georges Cottier O.P., teologo della Casa Pontificia. Maria SS «è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice». Al titolo di mediatrice, possiamo aggiungere quello di co-redentrice?

Maria corredentrice

Padre Georges Cottier O.P., teologo della Casa Pontificia
Congregazione per il Clero
Teleconferenze - Mariologia - 29/5/2002

 
Nel bel capitolo conclusivo della Constituzione Conciliare Lumen gentium sulla Chiesa, dedicato alla Vergine Maria, leggiamo: «Così anche la beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col  Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr.  Gv 19,25), soffrendo profondamento col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrificio, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata; e finalmente dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio (cfr.  Gv 19, 26-27)» (n. 58).
Queste linee di grande intensità sono l’eco di una lunga tradizione autenticata dal Magistero. La Madre del Figlio di Dio fatto uomo è consacrata, sotto la croce, Madre del suo Corpo Mistico. Quindi sarà proclamata Madre della Chiesa da Paolo VI. Questo titolo illumina il senso dell’«intima unione» di Maria con la Chiesa, dove occupa, «in modo eminente e singolare» il «primo posto» (cfr. n. 63). È nella sua persona che la Chiesa ha già raggiunto quella perfezione che la rende senza macchia e senza ruga (cfr. Ef 5, 27). Della Chiesa è il modello (typus). Si deve ritenere sia che Maria non è fuori dalla Chiesa, dal momento che è il suo membro eminente e esemplare, sia che esercita sulla Chiesa una funzione materna. Il mistero della Chiesa et il mistero di Maria s’includono e s’illuminano reciprocamente.

Come spiegarlo? Il Concilio, dopo aver ricordato le parole dell’Apostolo (1 Tim 2, 5-6): «Poiché non vi è che un solo Dio, uno solo è anche il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che per tutti ha dato se stesso in riscatto», e aggiunge che «la funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia» (n.60).

La vita di grazia, partecipazione alla vita divina, esiste in principio e in pienezza in Cristo, Capo del Corpo Mistico, per essere comunicata al suo Corpo, che è la Chiesa. Con questa comunicazione il Cristo attira la Chiesa e ogni suo membro ad assimilarsi a Lui, a conformarsi a Lui e a partecipare al dono di se stesso al Padre, tramite il quale ha salvato l’umanità. Unico mediatore: il dono di se stesso è totalmente, infinitamente sufficiente per la salvezza del mondo. Che ne renda partecipe la sua Chiesa, questo è un segno del suo amore e della profondità dell’unione alla quale l’introduce. Come ogni vita, la vita della grazia è feconda, essa porta il suo frutto in abbondanza. Una legge si verifica qui sia per la Chiesa che per Maria, in proporzione ai suoi singolari privilegi.

Il testo del Concilio, che abbiamo citato, lo rileva con forza: Sotto la croce, Maria soffre profondamente col suo Unigenito; si associa con animo materno al suo sacrificio; amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata: che significano queste affermazioni se non che Maria ha una parte attiva nel mistero della Passione e nell’opera della Redenzione?

Il Concilio stesso lo precisa: la madre del divino Redentore fu «generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico»: «(...)soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia» (n.61).
«Dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna».

Per questo Maria «è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice» (n. 62).
Al titolo di mediatrice, possiamo aggiungere quello di co-redentrice? Alla luce di quanto precede, la risposta è affermativa. Infatti, il Concilio stesso per evitare qualsiasi falsa interpretazione, aggiunge che l’impiego di questi titoli, è legittimo se però va inteso «in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico mediatore» (ibid).

Si rileverà che questo titolo di co-redentrice non figura nel testo conciliare. Si può pensare che questa assenza voluta obbediva ad una motivazione ecumenica. L’uso del termine necessitava di ulteriori sviluppi[1].

È vero che, se il termine di co-redenzione doveva evocare una giustapposizione e un’addizione all’opera redentrice del Salvatore, doveva essere respinto con vigore. È in quanto predestinata, suscitata, contenuta dal sacrificio redentore di Cristo, in modo subordinato, partecipato, in totale dipendenza da Lui, che s’intende la co-redenzione di Maria sotto alla Croce, così come è pienamente compenetrata dall’intercessione del Figlio nella gloria, la sua mediazione d’intercessione al cielo.

Il Concilio ha enunciato il principio che, traducendo una intuizione della fede, regola tutta la riflessione teologica in questo campo: «Ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessità oggettiva, ma da una disposizione puramente gratuita di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo; pertanto si fonda sulla médiazione di questi, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia, e non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita» (n. 60).
Alla luce di questo principio, comprendiamo in che senso Maria, a titolo unico, è co-redentrice, e come in modo proporzionale la Chiesa è co-redentrice. Comprendiamo ancora in che senso, la vocazione di tutti i battezzati alla santità  li porta a partecipare al mistero della salvezza. Ognuna di queste participazioni è come un’epifania della fecondità della Croce di Gesù.


Note:

[1]Ciò, logicamente, rileviamolo, vale anche per il termine mediatrice, ma lì c’è l’autorità di una tradizione liturgica.


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AMDG et BVM

Sacerdozio ministeriale della SS. Vergine. Era nei disegni di Dio che la SS. Vergine fosse intimamente associata all'opera redentrice del suo Figlio....

UNIONE DELLA SS. VERGINE AL SACRIFICIO DI GESÙ CRISTO.


Era nei disegni di Dio che la SS. Vergine fosse intimamente associata all'opera redentrice del suo Figlio.
«Certamente, dice S. Bernardo, Gesù Cristo sarebbe stato più che sufficiente a compiere l'opera della Redenzione: la nostra salvezza non ci viene forse da Lui? Tuttavia era più conveniente che l'uno e l'altro sesso vi avessero parte».

E come la perdita del genere umano fu consumata dal primo uomo con la partecipazione della prima donna; così volendo Gesù Cristo, il nuovo Adamo, riparare la nostra disgrazia, conveniva che Egli lo facesse con la cooperazione della nuova Eva, che è Maria. « L' ordine della nostra riparazione, dice Bossuet, è tracciato su quello della nostra caduta» (1).

Ora l'atto redentore di Gesù Cristo si confonde e si identifica col suo Sacrificio adorabile; e la SS. Vergine, per avere Della nostra liberazione la stessa parte che ebbe Eva nella nostra perdita, deve dunque cooperare al Sacrificio stesso del Salvatore.

ARTICOLO I.

La SS. Vergine ministra del Sacrificio di Gesù Cristo.


§ I. - Sacerdozio ministeriale della SS. Vergine.


Maria fu salutata come Tempio immacolato, Altare di oro purissimo, sul quale Gesù ha incominciato la sua Oblazione divina. Ma l'augusta Vergine ha una parte ben più intima a quel Sacrificio adorabile.

E innanzi tutto a Lei il Cielo ne domanda la Vittima. «Gesù è nostro amore e nostra speranza, dice Bossuet, Gesù è nostra forza e nostra corona, Gesù è nostra vita e nostra salvezza. Ma quel Gesù che il Padre vuoi dare al mondo perché ne sia la salvezza e la vita, lo dà per le mani della SS. Vergine: da tutta l'eternità Ella è prescelta per essere colei che lo dà agli uomini. Quella Carne che è la mia Vittima trae da Lei la sua origine, ed il Sangue che deve lavare le mie iniquità è il Sangue scaturito dal seno purissimo di Maria» (3).

E non pensiamo che Maria sia stata puramente passiva nella formazione della Vittima Santa. Essa vi cooperò con un atto formale della sua volontà, e solo dopo ch'Ella ebbe consentito alla proposta del messaggero celeste, il Verbo si fece carne nel suo seno purissimo. « Non basta al Padre celeste, scrive Bossuet, di formare nel seno della SS. Vergine il prezioso tesoro ch'Egli ci comunica; ma vuole che la Vergine cooperi con un atto libero della sua volontà al dono inestimabile ch'Egli ci fa. E così, come Eva aveva lavorato alla nostra rovina con un atto della sua volontà, bisognava. che la Beatissima Vergine Maria in modo uguale cooperasse alla nostra salvezza. E perciò Dio le manda un Angelo; e l'Incarnazione del divin Figliuolo, quella grande opera della sua potenza, quel mistero incomprensibile che da tanti secoli tiene sospeso Cielo e terra, quel mistero, dico, non si compie che dietro il consenso di Maria, tanto fu necessario al mondo che Maria avesse desiderato la nostra salvezza» (3)

Il Fiat di Maria produsse dunque la Vittima vera. Vi ha di più: esso diede altresì la vita al Sacerdote vero, poiché quel Gesù che fu dato al mondo dal consenso della Vergine, è ad un tempo l'Ostia unica e il solo Pontefice vero e sommo.

V'ha di più ancora: il Fiat verginale concorre all'effettuazione del Sacrificio stesso. Infatti, appena ricevuta la vita, il nostro Salvatore incomincia la sua divina Oblazione: Egli si offre, già annientato e come immolato nel seno di Maria e per il consenso stesso dell'augusta Vergine (4).
Così la volontà formale di Maria concorre alla effettuazione del Sacrificio di Gesù. Epperò la sua cooperazione non finisce qui. La Vergine Sacerdote ha dato principio all'annientamento espiatorio del suo divin Figlio concorrendo a formarlo passibile e mortale nel suo seno: Ella deve consumare questo annientamento, contribuendo con un atto positivo di volontà alla sua Immolazione finale.

Maria sa che quel Figlio che Dio le dà, che diviene suo bene, sua proprietà, una parte di Lei stessa, deve essere immolato alla gloria di Dio e per la salvezza degli uomini.
«Ella conosceva le profezie che lo annunciavano e le figure che lo rappresentavano, come quella che essendo vissuta nel Tempio per circa dodici anni, aveva mille volte adorato in ispirito il Sangue vero del Figlio di Dio in quel sangue ch' Ella vedeva scorrere ogni giorno dalle vittime » (5).
Ora, rinunciando per così dire a goderne nell'atto stesso ch'essa ne riceve il possesso, l'augusta Vergine abbandona Gesù ai disegni di morte del Padre, con quello stesso Fiat che gli dà la vita nel suo seno.

E questo atto di volontà che consacra il Salvatore all'Immolazione, Maria non cessa, per così dire, di rinnovarlo per tutto il tempo in cui Gesù abita nel suo seno verginale.
«Maria, non appena Gesù è diventato suo possesso, desidera recarsi al Tempio, per farvi la rinuncia di ogni diritto sopra di Lui, e rimetterlo nelle braccia di Dio Padre perché Lo sacrifichi» 

(6). E nel giorno della Presentazione, la Vergine mentre fa da ministra nell'Oblazione personale di Gesù, rinnova, in modo solenne e pubblico, la donazione ch'Ella ha fatto del Figlio suo nel dì dell'Incarnazione.

«Gesù Cristo era suo, e siccome Iddio aveva proibito che gli si presentassero delle ostie rubate, e voleva che gli fossero offerte dalle mani di coloro a cui appartenevano, Gesù Cristo Ostia non poteva dunque essere presentato se non col beneplacito e per le mani della sua SS. Madre.

«Perciò la SS. Vergine doveva andare al Tempio, non solo per assistervi da parte della Chiesa e di tutto il Nuovo Testamento riunito nella sua persona per essere in essa testimonio di quell'augusto Sacrificio che per lui si doveva offrire, come Simeone vi venne per rappresentare la legge della quale egli portava lo Spirito; ma la Vergine, doveva portarsi al Tempio anche per presentare a Dio quell'Ostia che era sua, e che la natura e la grazia le avevano data. Infatti Ella la depose nelle mani di Simeone, il quale, come rappresentante dei Padre Eterno, ricevette la dimissione del diritto della SS. Vergine» (7).

«E non è questa una meditazione vana ed immaginaria, dice Bossuet... Come la SS. Vergine nel giorno dell' Annunciazione, diede il suo consenso ali' Incarnazione del Messia, oggetto dell' ambasciata dell' Angelo; così ella ratificò, per così dire, in questo giorno della sua Purificazione nel Tempio, il patto della sua Passione, poiché quel giorno era una figura e come un preludio della Passione (8).

«Tuttavia, dopo avere così dato Gesù, la SS. Vergine lo riscatta, per avere in sua custodia la Vittima divina, finché venga il tempo dell'Immolazione; le prodigherà le sue cu re materne, per metterla nello stato, in cui deve essere per I' immolazione ; ed infine, dopo averla messa in quello stato, di nuovo la dona, e con un nuovo atto di consenso, affinché l'immolazione si compia non solo, ma perché Ella medesima eseguisca in qualche modo questa immolazione coll'assistere alla crocifissione in una perfetta unione di volontà col Divin Salvatore» (9).

La SS. Vergine, infatti, non ritratta la sua donazione; ma mantiene la sua prima volontà sempre attuale, sempre effettiva, fino all'ora in cui deve aver luogo L'Immolazione, e finché questa sia interamente consumata. «Come dunque il Salvatore ha potuto dire che compiva Egli stesso il Sacrificio della sua vita, perché l'abbandonava all'azione dei carnefici, cosi noi possiamo dire e con tutta verità della SS. Vergine ch'Ella stessa immolava la Vittima divina, con la perfetta unione della sua volontà con quella dì Gesù Cristo in questa immolazione e per questa immolazione» (10).

Dopo aver cooperato così intimamente all'Immolazione della Vittima, era conveniente che Maria contribuisse nello stesso modo alla sua gloriosa Consumazione. « Parecchi eccellenti autori, dice S. Giov. Eudes, assicurano che Ella abbia ottenuto dall'Eterno Padre, col fervore delle preghiere e l'abbondanza delle lagrime, che fosse abbreviato il tempo che il suo divin Figliuolo doveva passare nei Sepolcro ed anticipata l'ora della sua Risurrezione. In tal modo si può dire di Voi, o Vergine divina, che due volte avete dato la vita al vostro Figlio Gesù: la prima nella capanna di Bethlem; la seconda, in certo modo nel Sepolcro con le vostre preghiere e le vostre lagrime» (11).
Infine, l'augusta Vergine, mentre contribuisce in questo modo ai misteri della Risurrezione e dell'Ascensione, dà il proprio Figlio in Comunione alla Chiesa. Non contenta di averlo dato come Vittima della nostra Redenzione, questa Madre generosa volle altresì darcelo continuamente nella Eucaristia, domandando per noi l'istituzione di quell'adorabile Sacramento. «Nel primo miracolo del Salvatore, Maria domanda il cambiamento dell'acqua in vino, perché, illuminata sui disegni di Dio, e contemplando nella luce divina il sublime mistero figurato dalle nozze di Cana, vale a dire l'assemblea dei cristiani, perciò domanda per loro l'istituzione della santa Eucarestia come il mezzo più potente per fortificare la loro debolezza, dopo che G. C. sarà salito al Cielo. E G. C. opera con tanta bontà e sollecitudine il miracolo di Cana, dietro la domanda della Madre sua, per farci intendere ch' Egli non ha concesso alla sua Chiesa l'augusto Sacramento, figurato nel cambiamento dell' acqua in vino, se non conseguentemente ai desideri di Maria, la quale, per l'impero d'amore che esercita sul suo Cuore, dispone liberamente della potenza divina in favore degli uomini» (12).
Tale è la cooperazione formale di Maria alla effettuazione iniziale ed alle diverse parti del Sacrificio di Gesù. Alla sua SS. Madre Gesù deve la propria esistenza; e a Lei Egli deve pure la propria Oblazione. Egli si serve dell'augusta Maria per la produzione ed il sostentamento della sua vita mortale: di Lei ancora si serve per la inaugurazione e la consumazione del suo Sacrificio. Maria è la Ministra del Sacrificio di Gesù. Gesù si offre, si immola, si consuma da se stesso; Egli è il Sacerdote sommo, solo vero Sacerdote. Ma il Sacrificio del figlio appartiene in qualche modo alla Madre: associata al Sacerdozio dei Salvatore, Maria offre, immola, consuma la Vittima adorabile, in qualità di Sacerdote ministeriale.

AMDG et BVM

...Testo tratto da: M. LEPIN, Il Sacrificio del Corpo Mistico di Gesù Cristo, Monza: Ancora, 1941/2, pp. 11-21. Era nei disegni di Dio che la SS. Vergine fosse intimamente associata all'opera redentrice del suo Figlio....

NOTE

(1) BOSSUET - Elev. sui Mist., VIII sett., III elev.
(2) BOSSUET - VI disc. per la festa dell' Annunciazione, I punto. S. Agostino : «Caro Christi, caro Maria.» ( Serm. de Assumpt. cap. V) - La Chiesa non chiama forse Gesù «il frutto delle viscere della SS. Vergine» - Et benedictus fructus ventris tui Jesus.
(3) BOSSUET - Ibid. - La Madre Maria di Gesù: « Maria ha esercitato un vero sacerdozio, come il sacerdote, alla consacrazione, produce in certo modo G.C., così Maria ha procurato la Vittima adorabile, La Vittima fu formata col proprio sangue di Maria». Citato nella sua Vita dell'Abate Laplace. - Lione 1906.
(4) Il P. Bernardino, cappuccino, quasi contemporaneo di M. Olier: « Si può dire che l'Incarnazione è il sacerdozio di Maria; che la fa sacrificatore nello stesso tempo che Madre. La maternità le dà insieme e la potenza di generare il Verbo di Dio come suo proprio Figlio, e il potere di farne un'Ostia, poiché il Cuor di Maria è il seno che lo ha generato e I' altare su cui è immolato» (La Communion de Marie, mère de Dieu. IV. part., cap. IV. Ristampata dal R. P. Fèlix Simonnet. Parigi 1860).
(5) OLIER - Vita inter. della SS. Vergine, cap. VIII, § 1, pag. 139.
(6) Id. - Ibid.
(7) OLIER, Spiegaz. delle cerim. - lib. VI, cap. II.
(8) BOSSUET - III disc. per il giorno della Parificaz.
(9) R. P. JRANJACQUOT - Sempl. spiegaz. sulla cooperazione della SS. Vergine all'opera della Redenzione e sulla sua qualità di Madre dei cristiani. In - 12 - 2. ediz. Parigi 1875.
(10) Id. - Ibid.
(11) P. EUDES - Il Cuore ammirabile della Madre di Dio lib. V, cap. IX.
(12) OLIER - Vita inter. della SS. Vergine, cap. X
Testo tratto da: M. LEPIN, Il Sacrificio del Corpo Mistico di Gesù Cristo, Monza: Ancora, 1941/2, pp. 11-21.