venerdì 24 giugno 2016

La parola del sacerdote


L’UTILITÀ DELLA PAROLA

C’è, dice lo Spirito Santo, un tempo per tacere e un tempo per parlare. L’uomo di Dio deve saper discernere questi tempi, e quando viene il tempo di parlare bisogna ch’egli vigili per dire ciò che Dio vuole ch’egli dica, e ciò che le anime hanno diritto di aspettarsi da un inviato di Dio.

San Pietro, ammaestrando tutti i cristiani disse: «Chi parla, lo faccia come con parole di Dio» (1 Pt. 4,11). Ma s’egli avesse scritto ai soli sacerdoti, avrebbe detto senza dubbio: «Se il sacerdote parla, lo faccia con parole di Dio». Avrebbe cioè soppressa la parola «come».

Sul pulpito il sacerdote deve parlare come Dio stesso; fuori di là, come l’uomo di Dio.
È nota l’espressione di San Bernardo riguardo alle parole buffe: «In ore saecularium nugae nugae sunt; in ore sacerdotum blasphemiae».

La parola del sacerdote dev’essere sempre senza affettazione, affabile senza trivialità, dolce senza adulazioni, grave senza durezza, deve richiamare alle anime il ricordo di Nostro Signore del quale si dice: «Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!» (Gv. 7,46).